Gen 19, 2026 Scritto da 

3a Domenica T.O.

(Mt 4,12-23)

 

Matteo 4:13 e, lasciata Nazaret, venne ad abitare a Cafarnao, presso il mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali,

Matteo 4:14 perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:

Matteo 4:15 Il paese di Zàbulon e il paese di Nèftali,

sulla via del mare, al di là del Giordano,

Galilea delle genti;

Matteo 4:16 il popolo immerso nelle tenebre

ha visto una grande luce;

su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte

una luce si è levata.

Matteo 4:17 Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».

 

Il v. 13 ci offre la geografia entro cui si muove Gesù:

 

·         lasciata Nazaret;

·         venne ad abitare a Cafarnao;

·         presso il mare;

·         nel territorio di Zabulon e di Neftali.

 

Questa precisione geografica ha un doppio intento: narrativo e teologico. Nazaret è il luogo del silenzio, dove Gesù ha trascorso quasi tutta la sua vita. Su di lui, durante questo periodo, sappiamo ben poco. Il Figlio di Dio passa trent’anni in un paese anonimo. A fare cosa? A imparare il mestiere di vivere, come ogni uomo, vivendo le giornate, le notti, le fatiche, il sudore, il caldo, il freddo, la gioia: tutte le cose normali della vita. Se non avesse fatto quei trent’anni, non avrebbe senso la sua incarnazione. Ha vissuto la nostra vita nella sua quotidianità, ha preso veramente su di sé la nostra vita.

Lasciare Nazaret, chiuso tra le colline e isolato, per Cafarnao, una industriosa cittadina in riva al lago di Galilea, posta in un luogo strategico di notevole importanza commerciale e militare, lungo la "via maris", che collega la Siria con l'Egitto, incrocio di genti, significa girare pagina, uscire allo scoperto, dare una svolta nuova alla propria vita. Un luogo, quindi, ottimale per l'annuncio del regno. È da qui che Gesù darà inizio alla sua attività missionaria. Cafarnao diventa la seconda patria di Gesù. La maggior parte del vangelo di Matteo si svolge qui, in questo paese di Cafarnao.

Lasciare Nazaret per Cafarnao, dal punto di vista del racconto, significa dare uno stacco netto tra il prima e il dopo e preparare il lettore a qualcosa di nuovo che sta per accadere. Infatti, la meticolosa descrizione geografica del luogo fa pensare che Matteo avesse ben altre intenzioni, che quella di darci l'indirizzo della nuova residenza di Gesù. Infatti, subito ci dice che questo avviene "perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta". Dunque, quello che qui sta accadendo non è dettato dal caso, ma sta seguendo l’evolversi un preciso disegno in atto, che obbedisce alle logiche di un piano divino prestabilito.

Gesù, non solo si muove in base ad un piano prestabilito, ma ne è il compimento. Cafarnao, nella Galilea delle genti, è un luogo a metà strada tra Israele e i pagani. E siccome la salvezza è sia per Israele che per i pagani, ecco che il luogo più adatto per l’annuncio del vangelo è proprio questa zona, un insieme di giudei e di pagani.

Il popolo è immerso nelle tenebre. L’uomo fa dell’ombra e della morte la sua casa. Proprio a questa tenebra è donata una grande luce. Tutta l’attività di Gesù è vista come luce che dissolve le tenebre. La luce è principio di vita (è il primo atto creatore di Dio), la luce fa essere le cose quelle che sono, senza luce non c’è niente. La salvezza consiste nella illuminazione, cioè nell’aprire gli occhi sulla realtà, come Dio ce l’ha data, e vivere di conseguenza.

Matteo riporta un fatto che senza dubbio costituiva per le attese religiose del tempo una sorpresa, se non uno scandalo. Difatti, era logico aspettarsi che l’annuncio messianico partisse dal cuore del giudaismo, cioè da Gerusalemme, e invece partì da una regione periferica, generalmente disprezzata e ritenuta contaminata dalla presenza pagana. Collocato da Matteo in questo quadro geografico, Gesù dà un colore universale e rivoluzionario alla sua missione, preannunciando, fin da subito, la presa di distanza dal modo tradizionale di aspettarsi la salvezza.

"Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire" (v. 17). Inizia così l’attività di Gesù, che in realtà non comincia a “predicare”, ma a proclamare, “kēryssein”, come dice il testo greco. La differenza tra predicare e proclamare è grossa. Predicare è quella cosa noiosa (per chi l’ascolta). Proclamare, invece, è annunciare pubblicamente un fatto (che è ben diverso). Il proclama non spiega, è un annuncio di qualcosa. La proclamazione è pubblica. Cosa proclama Gesù? La necessità della conversione.

Dice qualcosa di dirompente: “metanoeite”, un imperativo, che va al di là di un semplice invito alla conversione. Potremmo tradurre il termine “metanoeite” con "cambiate modo di pensare; riorientate il vostro pensiero". Si tratta di modificare radicalmente l'uomo, la sua interiorità, e da qui deve tradursi in un modo di vivere conformato alle esigenze di Dio. La rigenerazione dell'uomo, quindi, deve partire dal piano dell'essere, per poi attuarsi sul piano dell'agire e del vivere.

La necessità di questo cambiamento sta nel fatto che il regno dei cieli è vicino. Il regno dei cieli è il regno della luce. Il regno del principe di questo mondo è invece il regno delle tenebre. Bisogna convertirsi perché Gesù è venuto per instaurare in mezzo a noi il regno della luce e in questo regno si può entrare solo abbandonando il regno del principe di questo mondo. La conversione è l’abbandono delle tenebre della nostra mente e il consegnarsi pienamente alla luce che proviene dalla parola di Cristo. A quanti attendevano il regno dei cieli, Gesù annuncia questa  buona novella: il regno dei cieli è vicino. Se è vicino, preparatevi ad entrarvi, e si entra attraverso la porta stretta della conversione. 

 

 

 Argentino Quintavalle, autore dei libri 

- Apocalisse commento esegetico 

- L'Apostolo Paolo e i giudaizzanti – Legge o Vangelo?

  • Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo nel mistero trinitario
  • Il discorso profetico di Gesù (Matteo 24-25)
  • Tutte le generazioni mi chiameranno beata
  •  Cattolici e Protestanti a confronto – In difesa della fede
  •  La Chiesa e Israele secondo San Paolo – Romani 9-11

 

(Disponibili su Amazon)

515
Argentino Quintavalle

Argentino Quintavalle è studioso biblico ed esperto in Protestantesimo e Giudaismo. Autore del libro “Apocalisse - commento esegetico” (disponibile su Amazon) e specializzato in catechesi per protestanti che desiderano tornare nella Chiesa Cattolica.

Email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Here we can experience first hand that God is life and gives life, yet takes on the tragedy of death (Pope Francis)
Qui tocchiamo con mano che Dio è vita e dona vita, ma si fa carico del dramma della morte (Papa Francesco)
The people thought that Jesus was a prophet. This was not wrong, but it does not suffice; it is inadequate. In fact, it was a matter of delving deep, of recognizing the uniqueness of the person of Jesus of Nazareth and his newness. This is how it still is today: many people draw near to Jesus, as it were, from the outside (Pope Benedict)
La gente pensa che Gesù sia un profeta. Questo non è falso, ma non basta; è inadeguato. Si tratta, in effetti, di andare in profondità, di riconoscere la singolarità della persona di Gesù di Nazaret, la sua novità. Anche oggi è così: molti accostano Gesù, per così dire, dall’esterno (Papa Benedetto)
Because of this unique understanding, Jesus can present himself as the One who revealsr the Father with a knowledge that is the fruit of an intimate and mysterious reciprocity (John Paul II)
In forza di questa singolare intesa, Gesù può presentarsi come il rivelatore del Padre, con una conoscenza che è frutto di un'intima e misteriosa reciprocità (Giovanni Paolo II)
Yes, all the "miracles, wonders and signs" of Christ are in function of the revelation of him as Messiah, of him as the Son of God: of him who alone has the power to free man from sin and death. Of him who is truly the Savior of the world (John Paul II)
Sì, tutti i “miracoli, prodigi e segni” di Cristo sono in funzione della rivelazione di lui come Messia, di lui come Figlio di Dio: di lui che, solo, ha il potere di liberare l’uomo dal peccato e dalla morte. Di lui che veramente è il Salvatore del mondo (Giovanni Paolo II)
It is known that faith is man's response to the word of divine revelation. The miracle takes place in organic connection with this revealing word of God. It is a "sign" of his presence and of his work, a particularly intense sign (John Paul II)
È noto che la fede è una risposta dell’uomo alla parola della rivelazione divina. Il miracolo avviene in legame organico con questa parola di Dio rivelante. È un “segno” della sua presenza e del suo operare, un segno, si può dire, particolarmente intenso (Giovanni Paolo II)
In the rite of Baptism, the presentation of the candle lit from the large Paschal candle, a symbol of the Risen Christ, is a sign that helps us to understand what happens in the Sacrament. When our lives are enlightened by the mystery of Christ, we experience the joy of being liberated from all that threatens the full realization (Pope Benedict)
Nel rito del Battesimo, la consegna della candela, accesa al grande cero pasquale simbolo di Cristo Risorto, è un segno che aiuta a cogliere ciò che avviene nel Sacramento. Quando la nostra vita si lascia illuminare dal mistero di Cristo, sperimenta la gioia di essere liberata da tutto ciò che ne minaccia la piena realizzazione (Papa Benedetto)
Doing a good deed almost instinctively gives rise to the desire to be esteemed and admired for the good action, in other words to gain a reward. And on the one hand this closes us in on ourselves and on the other, it brings us out of ourselves because we live oriented to what others think of us or admire in us (Pope Benedict)
Quando si compie qualcosa di buono, quasi istintivamente nasce il desiderio di essere stimati e ammirati per la buona azione, di avere cioè una soddisfazione. E questo, da una parte rinchiude in se stessi, dall’altra porta fuori da se stessi, perché si vive proiettati verso quello che gli altri pensano di noi e ammirano in noi (Papa Benedetto)

duevie.art

don Giuseppe Nespeca

Tel. 333-1329741


Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001.
Le immagini sono tratte da internet, ma se il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione.
L'autore dichiara di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno insindacabilmente rimossi.