Gen 26, 2026 Scritto da 

4a Domenica T.O. (anno A)

(Mt 5,1-12a)

 

Matteo 5:3 «Beati i poveri in spirito,

perché di essi è il regno dei cieli.

 

“Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli”. Così inizia la prima beatitudine, la più importante, perché posta in prima posizione da Matteo. Notiamo innanzitutto la parola "beati". Proviamo a dire a un povero "beato tu che sei povero": lo insultiamo. In genere si dice "beati i ricchi". Le beatitudini di Gesù sono la contraddizione esatta di quello che noi pensiamo, sono parole che capovolgono radicalmente tutti i criteri terreni. C’è una vera e propria carica eversiva nelle beatitudini.

C’è una disparità di forze tra ricchezza e povertà, a tutto svantaggio del povero, schiacciato dall'avidità e dall'orgoglio del ricco. Nel messaggio di Gesù la povertà acquista una nuova dignità, sconosciuta fino a quel momento. Gesù è venuto per restituire dignità a questa umanità. Infatti, per Gesù è necessario liberarsi dall'attaccamento dei beni terreni per poter abbracciare pienamente la sua causa, che porta l'uomo a un livello di vita superiore e compiuto. Ma non è sufficiente questo primo livello di povertà materiale. Per Gesù serve un ulteriore passo: lo spogliarsi del proprio modo di pensare e di vedere le cose, per assumere quello di Dio; è necessario collocarsi dalla parte di Dio e vedere le cose dalla sua prospettiva.

C'è un salto di qualità: dalla povertà materiale a una povertà interiore. La povertà materiale non è sufficiente per ereditare il regno, ma deve avere radici nel cuore stesso dell'uomo. Per questo Matteo dice “beati i poveri in spirito”. Letteralmente povero in spirito può significare carente di spirito, ma Gesù non può proclamare felice uno che è carente di spirito.

L’espressione poveri in spirito deriva da Is 66,2 il cui testo ebraico dice: ‘ānî ûnekēh rûaḥ, «Ecco su chi io poserò lo sguardo: su colui ch'è povero e contrito di spirito». Il termine ‘ānî (povero) è affine a ‘ānāw (umile). Nei LXX viene reso spesso con ptōchòs, che indica la povertà del mendicante, costretto ad abbassarsi, a curvarsi, cioè ad umiliarsi per sopravvivere. Questa concezione della povertà si affermerà come valore positivo soprattutto dopo l’esilio babilonese. Il povero viene a designare l’uomo umile, pio, timorato di Dio. Gli ‘ānāwîm, che si rivolgono a Dio in preghiera e con fede, sono persone povere, che appartengono alle classi sociali più basse. Disprezzati, angariati, ripongono la loro fiducia e sicurezza in Dio. Da lui soltanto attendono protezione e aiuto con un atteggiamento interiore di umiltà e di dipendenza filiale.

Quindi la povertà benedetta non riguarda una situazione sociale, ma è quella che implica la fiducia nella protezione divina; designa innanzitutto un atteggiamento spirituale nei confronti di Dio. I poveri in spirito sono coloro che si reputano mendicanti davanti a Dio, che sanno di non poter provocare a forza l’avvento del regno dei cieli, ma che dev’essere Dio a concederlo loro.

La beatitudine è ora, non ha bisogno di attendere la fine dei tempi. Il verbo della frase "di essi è il regno dei cieli", è posto al presente. Cioè il regno è già di essi. E il regno di Dio è ricchezza. È la realizzazione del mondo nuovo. Già ora. Il regno dei cieli non è semplicemente l'aldilà. Voi qua soffrite, però starete bene nell'aldilà. No, il regno dei cieli è Dio che regna sui suoi. Gesù non dice che di essi “sarà” il regno dei cieli, non fa una promessa per il futuro, ma dice di essi “è”, nell'immediato.

Va notata anche un'altra cosa: Gesù non parla al singolare, ma al plurale, Gesù è venuto a cambiare la società umana. Per questo non serve tanto il gesto del singolo, ma di una comunità che cambi radicalmente il proprio modo di agire. Ecco l’importanza della Chiesa come comunità.

Per riassumere, i poveri sono sì coloro che sono privi di ricchezze, ma vi si aggiunge “in spirito” per dimostrare che non é la povertà per sé sessa che sia accetta a Dio; ma quella povertà che comporta un distacco del cuore dalle cose del mondo, perché chi è attaccato alle cose del mondo non è disposto a condividerle con il fratello. I poveri in spirito sono naturalmente anche quelli che sopportano con pazienza la loro povertà, e tutti coloro che non pongono la loro felicità nell'accumulare tesori. Gesù distrugge così l'idea giudaica di un regno messianico fondato sulla potenza terrena, e mostra come il distacco dalle ricchezze sia la prima condizione per aver parte al regno dei cieli.

Capisco che queste parole son difficili da comprendere e da vivere: il Signore ce lo conceda. Tutte le altre beatitudini scaturiscono dalla prima. Tutte le altre sette beatitudini altro non sono che delle varianti sul tema della povertà.

Per esempio: “Beati gli afflitti, perché saranno consolati”. Anche qui c’è la beatitudine presente: ora siete beati. Non perché si è afflitti, ma perché si è consolati, così come i poveri sono beati non perché sono poveri, ma perché il regno è loro. Il Signore consola gli afflitti. La consolazione è una caratteristica di Dio che non lascia solo chi è afflitto. Afflitto è colui che sulla terra soffre a causa delle ingiustizie dell'uomo. Ogni ingiustizia genera sempre un'afflizione. Più grande è l'ingiustizia e più grande sarà l'afflizione.

È interessante che la beatitudine è ora nel presente ma la consolazione è nel futuro. E allora tra il presente e il futuro cosa c’è? C’è il cammino verso la consolazione. Il senso positivo della storia è che si passerà dall’afflizione alla consolazione. In questo cammino, l'afflitto deve vivere nella santità la sua afflizione. L'afflizione si vive nella santità in un solo modo: offrendola al Signore come dono per la salvezza del mondo. Guardando Cristo crocifisso, ognuno può sapere chi è il vero afflitto. Guardando Cristo risorto, ognuno sa la grandezza delle consolazioni di Dio.

Guardiamo la cosa da un altro punto di vista. Avete mai visto uno allegro che viene consolato? Io mai! Se è allegro come si fa a consolarlo? La beatitudine divina è una consolazione per chi è afflitto non per chi è allegro. Perché ci sia la consolazione, la persona mentre viene consolata deve essere afflitta.

 

 Argentino Quintavalle, autore dei libri 

- Apocalisse commento esegetico 

- L'Apostolo Paolo e i giudaizzanti – Legge o Vangelo?

  • Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo nel mistero trinitario
  • Il discorso profetico di Gesù (Matteo 24-25)
  • Tutte le generazioni mi chiameranno beata
  •  Cattolici e Protestanti a confronto – In difesa della fede
  •  La Chiesa e Israele secondo San Paolo – Romani 9-11

 

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Argentino Quintavalle

Argentino Quintavalle è studioso biblico ed esperto in Protestantesimo e Giudaismo. Autore del libro “Apocalisse - commento esegetico” (disponibile su Amazon) e specializzato in catechesi per protestanti che desiderano tornare nella Chiesa Cattolica.

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Familiarity at the human level makes it difficult to go beyond this in order to be open to the divine dimension. That this son of a carpenter was the Son of God was hard for them to believe. Jesus actually takes as an example the experience of the prophets of Israel, who in their own homeland were an object of contempt, and identifies himself with them (Pope Benedict)
La familiarità sul piano umano rende difficile andare al di là e aprirsi alla dimensione divina. Che questo Figlio di un falegname sia Figlio di Dio è difficile crederlo per loro. Gesù stesso porta come esempio l’esperienza dei profeti d’Israele, che proprio nella loro patria erano stati oggetto di disprezzo, e si identifica con essi (Papa Benedetto)
These two episodes — a healing and a resurrection — share one core: faith. The message is clear, and it can be summed up in one question: do we believe that Jesus can heal us and can raise us from the dead? The entire Gospel is written in the light of this faith: Jesus is risen, He has conquered death, and by his victory we too will rise again. This faith, which for the first Christians was sure, can tarnish and become uncertain… (Pope Francis)
These two episodes — a healing and a resurrection — share one core: faith. The message is clear, and it can be summed up in one question: do we believe that Jesus can heal us and can raise us from the dead? The entire Gospel is written in the light of this faith: Jesus is risen, He has conquered death, and by his victory we too will rise again. This faith, which for the first Christians was sure, can tarnish and become uncertain… (Pope Francis)
The ability to be amazed at things around us promotes religious experience and makes the encounter with the Lord more fruitful. On the contrary, the inability to marvel makes us indifferent and widens the gap between the journey of faith and daily life (Pope Francis)
La capacità di stupirsi delle cose che ci circondano favorisce l’esperienza religiosa e rende fecondo l’incontro con il Signore. Al contrario, l’incapacità di stupirci rende indifferenti e allarga le distanze tra il cammino di fede e la vita di ogni giorno (Papa Francesco)
An ancient hermit says: “The Beatitudes are gifts of God and we must say a great ‘thank you’ to him for them and for the rewards that derive from them, namely the Kingdom of God in the century to come and consolation here; the fullness of every good and mercy on God’s part … once we have become images of Christ on earth” (Peter of Damascus) [Pope Benedict]
Afferma un antico eremita: «Le Beatitudini sono doni di Dio, e dobbiamo rendergli grandi grazie per esse e per le ricompense che ne derivano, cioè il Regno dei Cieli nel secolo futuro, la consolazione qui, la pienezza di ogni bene e misericordia da parte di Dio … una volta che si sia divenuti immagine del Cristo sulla terra» (Pietro di Damasco) [Papa Benedetto]
And quite often we too, beaten by the trials of life, have cried out to the Lord: “Why do you remain silent and do nothing for me?”. Especially when it seems we are sinking, because love or the project in which we had laid great hopes disappears (Pope Francis)
E tante volte anche noi, assaliti dalle prove della vita, abbiamo gridato al Signore: “Perché resti in silenzio e non fai nulla per me?”. Soprattutto quando ci sembra di affondare, perché l’amore o il progetto nel quale avevamo riposto grandi speranze svanisce (Papa Francesco)
The Kingdom of God grows here on earth, in the history of humanity, by virtue of an initial sowing, that is, of a foundation, which comes from God, and of a mysterious work of God himself (John Paul II)

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