Giu 1, 2026 Scritto da 

Corpus Domini

Corpo e Sangue di Cristo  (anno A)

(1Cor 10,16-17)

 

1Corinzi 10:16 il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?

1Corinzi 10:17 Poiché c'è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell'unico pane.

 

Viene qui indicata la ragione di fondo che ci obbliga a fuggire l’idolatria, ed è in stretto legame con la celebrazione della Cena del Signore, durante la quale si faceva in tutto come aveva fatto Gesù nell’Ultima Cena. Si prendeva il calice e lo si benediceva, si prendeva il pane e lo si spezzava. Venivano anche pronunciate le stesse parole che Gesù aveva pronunciato sul calice e sul pane, per cui pane e calice dopo le parole erano e sono corpo e sangue di Cristo.

Il calice di benedizione è il calice eucaristico, che noi benediciamo, ossia consacriamo. La consacrazione viene detta benedizione, perché è preceduta e seguita da varie preghiere. È anche “comunione” (gr. koinōnia = partecipazione, comunione) con il sangue di Cristo, in modo che chi beve di questo calice, cioè del vino contenuto in esso, viene ad essere partecipe e a bere il sangue di Gesù, e a restare intimamente unito a lui. Similmente il pane eucaristico, che noi spezziamo, è comunione con il corpo del Signore, e chi mangia di questo pane resta incorporato intimamente a Cristo. Se il bere di questo calice e il mangiare di questo pane, è partecipare al sangue e al corpo di Cristo, si ha qui una prova evidentissima che nell'Eucaristia vi è realmente e sostanzialmente presente Cristo. Ognuno allora beve il sangue di Cristo, ognuno mangia il corpo di Cristo. Si crea una comunione così profonda con Cristo da superare ogni altra forma di comunione esistente sulla terra. È una comunione che unisce Cielo e terra.

Noi partecipando all’Eucarestia, partecipando del corpo e del sangue di Cristo, entriamo in comunione con lui, formiamo un unico corpo. Cioè la nostra Eucarestia, che poi è il centro di tutta la vita cristiana, è il mangiare questo pane, che è lui, ed è il vivere in comunione con lui. Vivendo in comunione con il Figlio di Dio divento ciò che sono, figlio di Dio, raggiungo la mia identità, la mia verità. Non mangiando di questo pane non sono ciò che dovrei essere, non raggiungo la mia identità: mi distruggo.

Mangiare e bere il calice è entrare in comunione con il corpo e il sangue di Cristo, e mangiando e bevendo Cristo noi siamo trasformati in ciò che Lui è: in natura spirituale, santa, anche nel nostro corpo e non solo nell’anima. Questa verità è così evidente, che Paolo non vuole che venga accolta solo come un principio di fede, ma come un atto dell’intelligenza. La fede invece è nell’accogliere che la benedizione e le parole pronunciate sul pane e sul calice trasformano il pane in corpo di Cristo e il calice in sangue di Cristo. Questa verità non può essere deduzione della ragione. Essa è annuncio di fede, è testimonianza degli apostoli che hanno ascoltato il comando di Cristo, lo hanno vissuto loro per primi e poi hanno compreso il significato di quanto Cristo aveva fatto per loro e per tutti quelli che avrebbero creduto nel suo nome. Gli apostoli hanno anche ricevuto l’autorità di poterlo compiere per tutti i giorni della loro vita trasmettendo questo potere ai loro successori e a quanti sceglievano come presbiteri nella comunità dei credenti.

Siccome le cose spirituali non si possono vedere, allora si esprimono con i segni, cioè attraverso il gesto, quindi si esprimono attraverso il rito; per cui il pane e il vino sono dei segni. Si esprimono necessariamente attraverso dei segni, perché le parole non sono adeguate ad esprimerle, e dietro quei segni vediamo un significato infinito che Dio ci ha indicato attraverso la sua parola.

Che segni sono il pane e il vino? Sono segni del nutrimento, della commensalità, della comunione, della famiglia, della vita: mangiare e bere vuol significare la vita. Dietro questi segni che cosa ci dice la rivelazione? È il dono che Gesù ha fatto del suo corpo. Ci dice che lui è la nostra vita e ha dato la sua vita per noi. Allora, questi segni diventano il memoriale, cioè riportano al mio cuore tutto l’amore di Dio che dà la vita per me. Capiamo quanto è necessario il segno per il rito. Per cui quel piccolo pezzo di pane è importantissimo: è tutto, perché è tutto ciò che Dio ci vuol dare, cioè se stesso. Non potendo dare se stesso in modo visibile, e noi abbiamo bisogno del visibile, ce lo significa attraverso un piccolo segno.

Non so se riusciamo a capire tutto il valore dei riti. Se uno guarda il rito con banalità e superficialità, per lui il rito non ha alcun significato. Se lo guarda invece con profondità di comprensione, attraverso il segno vedrà che si manifesta tutto il significato dell’opera salvifica di Dio. Allora, capiamo cosa vuol dire che quel pane e quel vino è comunione col corpo di Cristo che è dato per noi, è comunione alla vita stessa di Dio nel Figlio, per cui diventiamo figli, diventiamo come Cristo: divinizzati. Spero che anche noi cristiani di oggi lo sappiamo: quelli che erano all’inizio lo sapevano.

La celebrazione eucaristica termina con: “Ite, missa est”. Nell'antica Chiesa di Roma vi era la seguente usanza: terminata la celebrazione, il vescovo affidava alcune particole del pane eucaristico ai diaconi, perché le portassero ai fedeli che non avevano potuto assistere di persona, oppure ai presbiteri che avrebbero presieduto l'Eucarestia in chiese minori. In questo senso le parole “missa est” sarebbero da interpretare come «abbiamo già mandato la comunione», oppure «[l'offerta] è stata mandata». Quindi l’Eucarestia termina con la missione agli altri. Se tu hai sperimentato la mensa del Padre, sei mandato a tutto il mondo per testimoniare a tutti; sei come il Figlio inviato al mondo.

 

 

 Argentino Quintavalle, autore dei libri 

- Apocalisse commento esegetico 

- L'Apostolo Paolo e i giudaizzanti – Legge o Vangelo?

  • Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo nel mistero trinitario
  • Il discorso profetico di Gesù (Matteo 24-25)
  • Tutte le generazioni mi chiameranno beata
  •  Cattolici e Protestanti a confronto – In difesa della fede
  •  La Chiesa e Israele secondo San Paolo – Romani 9-11

 

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236 Ultima modifica il Lunedì, 01 Giugno 2026 19:29
Argentino Quintavalle

Argentino Quintavalle è studioso biblico ed esperto in Protestantesimo e Giudaismo. Autore del libro “Apocalisse - commento esegetico” (disponibile su Amazon) e specializzato in catechesi per protestanti che desiderano tornare nella Chiesa Cattolica.

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For Jesus we are not a "mass", a "multitude"! We are individual "persons" with an eternal value, both as creatures and as re-deemed persons! He knows us! He knows me, and loves me and gave himself for me! (Gal 2:20) [John Paul II]
Non siamo “massa”, “moltitudine”, per Gesù! Siamo “persone” singole con un valore eterno, sia come creature sia come persone redente! lui ci conosce! lui mi conosce, e mi ama e ha dato se stesso per me! (Gal 2,20) [Giovanni Paolo II]
The grain of wheat that "falls to the ground and dies" becomes the promise of bread (Pope John Paul II)
Il chicco di grano che “cade in terra e muore” diventa la promessa del pane (Papa Giovanni Paolo II)
The power of faith can move mountains (cf. Mt 17:20): the Lord can illuminate even the deepest darkness [Pope Benedict]
La forza della fede può spostare le montagne (cfr Mt 17,20): il Signore può illuminare anche la tenebra più profonda [Papa Benedetto]
By willingly accepting death, Jesus carries the cross of all human beings and becomes a source of salvation for the whole of humanity. St Cyril of Jerusalem commented: “The glory of the Cross led those who were blind through ignorance into light, loosed all who were held fast by sin and brought redemption to the whole world of mankind” (Catechesis Illuminandorum XIII, 1: de Christo crucifixo et sepulto: PG 33, 772 B) [Pope Benedict]
Accettando volontariamente la morte, Gesù porta la croce di tutti gli uomini e diventa fonte di salvezza per tutta l’umanità. San Cirillo di Gerusalemme commenta: «La croce vittoriosa ha illuminato chi era accecato dall’ignoranza, ha liberato chi era prigioniero del peccato, ha portato la redenzione all’intera umanità» (Catechesis Illuminandorum XIII,1: de Christo crucifixo et sepulto: PG 33, 772 B) [Papa Benedetto]
In the New Testament, it is Christ who constitutes the full manifestation of God's light [Pope Benedict]
Nel Nuovo Testamento è Cristo a costituire la piena manifestazione della luce di Dio [Papa Benedetto]
Faith opens us to knowing and welcoming the real identity of Jesus, his newness and oneness, his word, as a source of life, in order to live a personal relationship with him. Knowledge of the faith grows, it grows with the desire to find the way and in the end it is a gift of God who does not reveal himself to us as an abstract thing without a face or a name, because faith responds to a Person who wants to enter into a relationship of deep love with us and to involve our whole life (Pope Benedict)
La fede ci apre a conoscere e ad accogliere la reale identità di Gesù, la sua novità e unicità, la sua Parola, come fonte di vita, per vivere una relazione personale con Lui. Il conoscere della fede cresce, cresce con il desiderio di trovare la strada, ed è finalmente un dono di Dio, che si rivela a noi non come una cosa astratta senza volto e senza nome, ma la fede risponde a una Persona, che vuole entrare in un rapporto di amore profondo con noi e coinvolgere tutta la nostra vita (Papa Benedetto)
Jesus Christ clearly indicates that even acts of devotion and penance (such as fasting, almsgiving, prayer), which by their religious purpose are primarily 'interior', can succumb to current 'externalism', and can therefore be falsified [John Paul II]
Gesù Cristo indica chiaramente che anche gli atti di devozione e di penitenza (come digiuno, elemosina, preghiera) che per la loro finalità religiosa sono principalmente “interiori”, possono cedere all’“esteriorismo” corrente, e quindi possono essere falsificati [Giovanni Paolo II]

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