Lug 13, 2026 Scritto da 

16a Domenica T.O.

16a Domenica T.O. (anno A)

(Rm 8,26-27)

 

Romani 8:26 Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili;

 

Il contesto è quello della preghiera, e quindi la nostra debolezza qui, è nell'ambito della preghiera.  Il cristiano, anche se è stato battezzato nella morte e nella risurrezione di Gesù, resta pur sempre nella debolezza, e questo fatto si manifesta anche nelle preghiere. Benché, infatti, sappiamo in generale ciò che si deve chiedere a Dio, spesso però ignoriamo quello che in particolare, e in un dato momento, per noi sia utile e conveniente. In altre parole, noi non conosciamo pienamente la volontà di Dio, e dunque non siamo sempre sicuri di quale sia la sua volontà e per cosa dovremmo pregare. 

Il credente si trova ad essere con un piede in due staffe: da un lato, ancora avvolto da una carne di peccato, che ha logiche contrarie a quelle dello Spirito e lo vincola alle realtà di un mondo decaduto; dall'altro, la rigenerazione e la rinascita di un mondo nuovo, che si muove secondo le logiche dello Spirito, contrarie a quelle della carne. E in questo contrasto che avviene all'interno dell'uomo c'è la sua debolezza. Per superare questa debolezza, il Signore ha dato un valido aiuto. Ha dato lo Spirito Santo e lo ha dato come principio ispiratore della preghiera del cristiano.

"Allo stesso modo" dice tutta la solidarietà del Padre verso l'umanità decaduta, attraverso il dono dello Spirito, che ci aiuta a partorire questo nuovo mondo che già vive ed opera dentro di noi, ci aiuta sostenendoci nel nostro cammino spirituale, ci aiuta ad entrare in relazione con realtà spirituali verso le quali, proprio per la nostra debolezza, non sappiamo neppure come relazionarci. Nella preghiera, solo debolmente diciamo ciò che è conveniente, ciò che è doveroso, ciò per cui anzitutto e propriamente dobbiamo pregare, ovvero ciò che è conforme alla volontà di Dio.

Solo lo Spirito parla la lingua del Padre. Lo Spirito va oltre il nostro pensiero e chiede tutto ciò che ci manca perché il Padre venga incontro a quei bisogni di cui i figli non hanno consapevolezza. Lo Spirito ci è dato perché venga in aiuto alla nostra debolezza nei pensieri, nella volontà; debolezza di chi non conosce, di chi non sa, di chi non può. "Viene in aiuto”, è “synantilambanetai”, una parola composta da due preposizioni, “syn” (insieme) e “anti” (contro), che sono prefissi del verbo “lambanomai” (prendere possesso di, tenere). La metafora ci presenta quindi una persona che porta un peso in collaborazione con un'altra, ponendosi all'estremità opposta del peso stesso, in altre parole divide il carico con noi per darci sollievo.

Nella vita, purtroppo, basta un niente per ritornarsene indietro o morire sul campo, senza aver raggiunto la mèta della speranza. In questa debolezza è lo Spirito Santo che si fa anima e spirito del cristiano e prega in sua vece, prega però con "gemiti" che Paolo definisce "inesprimibili", cioè non traducibili con parole umane, le quali circoscrivono, concettualizzano ed esprimono realtà materiali, mentre l'azione dello Spirito si muove su livelli spirituali, e i suoi gemiti, per essere percepiti e compresi, necessitano che l'uomo si elevi spiritualmente, sensibilizzandosi al linguaggio spirituale. Sono moti interiori, ispirazioni, intuizioni.

L'intercessione di Gesù avviene alla destra di Dio, mentre l'intercessione dello Spirito avviene in noi. "Intercede" è la traduzione di “hyperentygchanei”, che significa "avvicina o chiama qualcuno". Noi sappiamo che tutto dobbiamo chiedere a Dio, ma non sappiamo però cosa chiedere a Dio. Non sapendo cosa chiedere, possiamo pregare anche inutilmente. Lo Spirito Santo invece conosce la volontà di Dio per ciascuno di noi. Quando Lui è in noi e noi siamo in Lui, è Lui stesso che prega e intercede per noi. Non prega però con un linguaggio comprensibile, nel senso che ci fa capire cosa è il meglio per noi. Prega con gemiti inesprimibili, prega con il nostro cuore, senza però la nostra mente. È il gemito di chi non ha la nostra debolezza, ma vi partecipa e se ne fa carico. Il gemere dello Spirito non ha linguaggio, è senza parole, “alalētois”, trascende ogni linguaggio.

C'è in questo versetto qualcosa di estremamente grande e misterioso. Quando lo Spirito abita nell'uomo, egli è come se prendesse il posto dell'uomo, è come se l'uomo gli avesse ceduto il timone della sua vita. Lo Spirito conduce la vita verso il traguardo che è connaturale all'uomo, senza che l'uomo se ne accorga, e lo dirige verso il suo bene supremo. Questo spiega perché i santi a volte si trovano a fare delle cose di cui neanche loro conoscono a fondo il perché e il come. Loro non sanno, chi sa invece è lo Spirito del Signore che li muove dentro e li conduce.

Questa è la vera mozione dello Spirito. Quando invece tutto viene sottoposto alla razionalità dell'uomo e alla sua coscienza, alla sua decisione, in questo caso non si ha vera mozione dello Spirito, ma è l'uomo che ha il governo della sua persona e intende condurla secondo i suoi principi di scelta, anche se poi, furbescamente o ingenuamente, ha convenienza ad attribuire i propri pensieri e le proprie decisioni allo Spirito del Signore. 

 

 

 Argentino Quintavalle, autore dei libri 

- Apocalisse commento esegetico 

- L'Apostolo Paolo e i giudaizzanti – Legge o Vangelo?

  • Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo nel mistero trinitario
  • Il discorso profetico di Gesù (Matteo 24-25)
  • Tutte le generazioni mi chiameranno beata
  •  Cattolici e Protestanti a confronto – In difesa della fede
  •  La Chiesa e Israele secondo San Paolo – Romani 9-11

 

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121 Ultima modifica il Lunedì, 13 Luglio 2026 14:05
Argentino Quintavalle

Argentino Quintavalle è studioso biblico ed esperto in Protestantesimo e Giudaismo. Autore del libro “Apocalisse - commento esegetico” (disponibile su Amazon) e specializzato in catechesi per protestanti che desiderano tornare nella Chiesa Cattolica.

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For Jesus we are not a "mass", a "multitude"! We are individual "persons" with an eternal value, both as creatures and as re-deemed persons! He knows us! He knows me, and loves me and gave himself for me! (Gal 2:20) [John Paul II]
Non siamo “massa”, “moltitudine”, per Gesù! Siamo “persone” singole con un valore eterno, sia come creature sia come persone redente! lui ci conosce! lui mi conosce, e mi ama e ha dato se stesso per me! (Gal 2,20) [Giovanni Paolo II]
The grain of wheat that "falls to the ground and dies" becomes the promise of bread (Pope John Paul II)
Il chicco di grano che “cade in terra e muore” diventa la promessa del pane (Papa Giovanni Paolo II)
The power of faith can move mountains (cf. Mt 17:20): the Lord can illuminate even the deepest darkness [Pope Benedict]
La forza della fede può spostare le montagne (cfr Mt 17,20): il Signore può illuminare anche la tenebra più profonda [Papa Benedetto]
By willingly accepting death, Jesus carries the cross of all human beings and becomes a source of salvation for the whole of humanity. St Cyril of Jerusalem commented: “The glory of the Cross led those who were blind through ignorance into light, loosed all who were held fast by sin and brought redemption to the whole world of mankind” (Catechesis Illuminandorum XIII, 1: de Christo crucifixo et sepulto: PG 33, 772 B) [Pope Benedict]
Accettando volontariamente la morte, Gesù porta la croce di tutti gli uomini e diventa fonte di salvezza per tutta l’umanità. San Cirillo di Gerusalemme commenta: «La croce vittoriosa ha illuminato chi era accecato dall’ignoranza, ha liberato chi era prigioniero del peccato, ha portato la redenzione all’intera umanità» (Catechesis Illuminandorum XIII,1: de Christo crucifixo et sepulto: PG 33, 772 B) [Papa Benedetto]
In the New Testament, it is Christ who constitutes the full manifestation of God's light [Pope Benedict]
Nel Nuovo Testamento è Cristo a costituire la piena manifestazione della luce di Dio [Papa Benedetto]
Faith opens us to knowing and welcoming the real identity of Jesus, his newness and oneness, his word, as a source of life, in order to live a personal relationship with him. Knowledge of the faith grows, it grows with the desire to find the way and in the end it is a gift of God who does not reveal himself to us as an abstract thing without a face or a name, because faith responds to a Person who wants to enter into a relationship of deep love with us and to involve our whole life (Pope Benedict)
La fede ci apre a conoscere e ad accogliere la reale identità di Gesù, la sua novità e unicità, la sua Parola, come fonte di vita, per vivere una relazione personale con Lui. Il conoscere della fede cresce, cresce con il desiderio di trovare la strada, ed è finalmente un dono di Dio, che si rivela a noi non come una cosa astratta senza volto e senza nome, ma la fede risponde a una Persona, che vuole entrare in un rapporto di amore profondo con noi e coinvolgere tutta la nostra vita (Papa Benedetto)
Jesus Christ clearly indicates that even acts of devotion and penance (such as fasting, almsgiving, prayer), which by their religious purpose are primarily 'interior', can succumb to current 'externalism', and can therefore be falsified [John Paul II]
Gesù Cristo indica chiaramente che anche gli atti di devozione e di penitenza (come digiuno, elemosina, preghiera) che per la loro finalità religiosa sono principalmente “interiori”, possono cedere all’“esteriorismo” corrente, e quindi possono essere falsificati [Giovanni Paolo II]

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