Lug 21, 2026 Scritto da 

17a Domenica T.O.

17a Domenica T.O. (anno A)

(Mt 13,44-52)

 

Matteo 13:44 Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. 

Matteo 13:45 Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose;

Matteo 13:46 trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.

 

Il mercante non è un semplice uomo che si imbatte casualmente in un tesoro. Il mercante è un esperto di tesori e di valori, è un intenditore. È una persona alla ricerca di beni preziosi; una persona, quindi, che nella vita ha già operato una scelta. Quando questi mercanti in continua ricerca di perle preziose ne trovano una di grande valore, decidono di vendere tutto per acquisire questa nuova perla.

Storicamente, sembra trattarsi di giudeocristiani. Essi sono già degli esperti di Dio, del suo mondo, già hanno intrattenuto rapporti di alleanza, già possiedono la manifestazione della volontà di Dio nella Torah; persone alla continua ricerca della perfezione nella Legge. Ed è proprio in questo loro atteggiamento di “cercanti” (gr.: zētounti) - come li chiama Matteo - che trovano la perla di assoluto valore. Per loro il Regno di Dio non è una scoperta in assoluto, ma una ricomprensione e una rivisitazione del loro credo, che li apre a nuove realtà. Sono condizionati dalla fede mosaica e colgono la novità come una sorta di evoluzione della loro fede.

Non c’è qui lo slancio gioioso di chi ha trovato il tesoro, e spinto dall’entusiasmo non ci pensa un istante a disfarsi dei suoi averi pur di impossessarsi di ciò che per lui è il sommo bene (v. 44).  Qui, al contrario, c’è sì un vendere, ma un vendere attento, filtrato da interessi personali. In tal senso sono significativi i verbi che Matteo usa per indicare la vendita dei beni per l’acquisto del tesoro e della perla. Nel primo caso (v. 44) si ha il verbo “pōléō”, che significa vendere, mettere in vendita, dare in vendita, e caratterizza il vendere di chi vuol disfarsi di un bene ma non ci specula sopra; si tratta di una normale vendita di un proprio bene, da cui ricavare del denaro fresco da impiegare subito. Nel secondo caso (vv. 45-46) viene usato il verbo “pipráskō”, che significa sempre vendere, ma è una vendita di tipo professionale, che implica una trattativa, un trafficare e un contrattare, un cercare il proprio tornaconto. Tutto qui è reso più razionale, più attento, più difficile.

La parabola, tuttavia, sollecita questo gruppo di persone a spogliarsi delle proprie resistenze mosaiche. Matteo usa qui l’imperfetto indicativo del verbo “echō” (“eichen” = aveva, vende tutto ciò che aveva) per indicare il possesso persistente di un bene proveniente dal passato (Legge mosaica), ma che ora non ha più. Su questo gioco dell’avere avuto prima e del non avere più, si fonda il sollecito ad abbandonare il passato, poiché ciò che essi hanno trovato (Cristo) è una perla di grande valore, che la pone al di sopra di tutte le altre perle, che essi già possedevano (“eichen” = aveva).

La prima parabola (v. 44) parla di gratuità: uno s’imbatte senza cercare, è cercato da Dio. La seconda (vv. 45-46) dice la ricerca positiva che uno fa nella sua vita; quando ha intuito qualcosa, cerca. E chi cerca trova.

Questa scelta richiede però la più grande delle libertà, la libertà di sacrificare tutto per il bene supremo trovato. Chi non ha questa libertà mai potrà comprare la perla preziosa trovata. Senza questa libertà si vivrà delle piccole cose della vita presente, ma queste non danno la vera gioia. La vera gioia è quella eterna, che viene da Dio. Senza questa suprema libertà da tutto, da tutti, anche da noi stessi, mai potremo comprare la perla preziosa. Per possedere il regno di Dio occorrono volontà di ricerca, discernimento, libertà, distacco dalle cose di questo mondo.

Il tesoro è una ricerca. C’è nel cuore dell’uomo il desiderio dell’eterno, di Dio, della verità, della salvezza, della redenzione. La ricerca non si ferma alla prima cosa trovata. Essa è fatta con discernimento sapiente ed intelligente. Si distingue perla da perla, perla preziosa da perla più preziosa, preziosissima. C’è nell’uomo la capacità del saggio e santo discernimento. Senza questa capacità, che è sempre un dono di Dio, mai si potrebbe separare il bene dal male, il bene dal meglio, il meglio dall’ottimo.

L’uomo può cercare il meglio. Se può deve. Se deve è libero di poterlo fare. Se non lo fa è responsabile dinanzi a Dio. L’uomo è capace di Dio, di eternità, di bellezza, di verità, di santità. L’uomo è capace di trascendersi. Può trascendere perché il Signore gli pone davanti la perla dall’inestimabile valore. Può elevarsi perché la perla esiste e si può sempre trovare.

La parabola della perla mette in evidenza la bellezza incomparabile del regno. La ricerca prolungata di perle allude all'impegno per raggiungere il regno – come fecero per esempio i discepoli del Battista, o Nicodemo, o Giuseppe d'Arimatea, ecc. La parabola del tesoro nascosto, invece, si riferisce alla conversione improvvisa di qualche peccatore, folgorato inaspettatamente dalla proclamazione del vangelo. 

 

 

 Argentino Quintavalle, autore dei libri 

- Apocalisse commento esegetico 

- L'Apostolo Paolo e i giudaizzanti – Legge o Vangelo?

  • Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo nel mistero trinitario
  • Il discorso profetico di Gesù (Matteo 24-25)
  • Tutte le generazioni mi chiameranno beata
  •  Cattolici e Protestanti a confronto – In difesa della fede
  •  La Chiesa e Israele secondo San Paolo – Romani 9-11

 

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Argentino Quintavalle

Argentino Quintavalle è studioso biblico ed esperto in Protestantesimo e Giudaismo. Autore del libro “Apocalisse - commento esegetico” (disponibile su Amazon) e specializzato in catechesi per protestanti che desiderano tornare nella Chiesa Cattolica.

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For Jesus we are not a "mass", a "multitude"! We are individual "persons" with an eternal value, both as creatures and as re-deemed persons! He knows us! He knows me, and loves me and gave himself for me! (Gal 2:20) [John Paul II]
Non siamo “massa”, “moltitudine”, per Gesù! Siamo “persone” singole con un valore eterno, sia come creature sia come persone redente! lui ci conosce! lui mi conosce, e mi ama e ha dato se stesso per me! (Gal 2,20) [Giovanni Paolo II]
The grain of wheat that "falls to the ground and dies" becomes the promise of bread (Pope John Paul II)
Il chicco di grano che “cade in terra e muore” diventa la promessa del pane (Papa Giovanni Paolo II)
The power of faith can move mountains (cf. Mt 17:20): the Lord can illuminate even the deepest darkness [Pope Benedict]
La forza della fede può spostare le montagne (cfr Mt 17,20): il Signore può illuminare anche la tenebra più profonda [Papa Benedetto]
By willingly accepting death, Jesus carries the cross of all human beings and becomes a source of salvation for the whole of humanity. St Cyril of Jerusalem commented: “The glory of the Cross led those who were blind through ignorance into light, loosed all who were held fast by sin and brought redemption to the whole world of mankind” (Catechesis Illuminandorum XIII, 1: de Christo crucifixo et sepulto: PG 33, 772 B) [Pope Benedict]
Accettando volontariamente la morte, Gesù porta la croce di tutti gli uomini e diventa fonte di salvezza per tutta l’umanità. San Cirillo di Gerusalemme commenta: «La croce vittoriosa ha illuminato chi era accecato dall’ignoranza, ha liberato chi era prigioniero del peccato, ha portato la redenzione all’intera umanità» (Catechesis Illuminandorum XIII,1: de Christo crucifixo et sepulto: PG 33, 772 B) [Papa Benedetto]
In the New Testament, it is Christ who constitutes the full manifestation of God's light [Pope Benedict]
Nel Nuovo Testamento è Cristo a costituire la piena manifestazione della luce di Dio [Papa Benedetto]
Faith opens us to knowing and welcoming the real identity of Jesus, his newness and oneness, his word, as a source of life, in order to live a personal relationship with him. Knowledge of the faith grows, it grows with the desire to find the way and in the end it is a gift of God who does not reveal himself to us as an abstract thing without a face or a name, because faith responds to a Person who wants to enter into a relationship of deep love with us and to involve our whole life (Pope Benedict)
La fede ci apre a conoscere e ad accogliere la reale identità di Gesù, la sua novità e unicità, la sua Parola, come fonte di vita, per vivere una relazione personale con Lui. Il conoscere della fede cresce, cresce con il desiderio di trovare la strada, ed è finalmente un dono di Dio, che si rivela a noi non come una cosa astratta senza volto e senza nome, ma la fede risponde a una Persona, che vuole entrare in un rapporto di amore profondo con noi e coinvolgere tutta la nostra vita (Papa Benedetto)
Jesus Christ clearly indicates that even acts of devotion and penance (such as fasting, almsgiving, prayer), which by their religious purpose are primarily 'interior', can succumb to current 'externalism', and can therefore be falsified [John Paul II]
Gesù Cristo indica chiaramente che anche gli atti di devozione e di penitenza (come digiuno, elemosina, preghiera) che per la loro finalità religiosa sono principalmente “interiori”, possono cedere all’“esteriorismo” corrente, e quindi possono essere falsificati [Giovanni Paolo II]

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