Giu 23, 2026 Scritto da 

13a Domenica T.O.

13a Domenica T.O. (anno A)

(Mt 10,37-42)

 

Matteo 10:39 Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà. 

Matteo 10:40 Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. 

 

Il discepolo è chiamato a compiere una scelta fondamentale, sulla quale tutto poi verrà riparametrato e nella quale tutto troverà il suo senso compiuto. Di conseguenza, colui che spende la propria vita alla ricerca del proprio benessere e della propria affermazione, alla fine dei giochi, cioè al momento della fine della vita stessa, perderà tutto, poiché ogni suo sforzo inteso a migliorarla verrà fatalmente vanificato dalla morte. Diversamente, chi ha speso la propria vita per Cristo e alla ricerca della sua volontà, in realtà egli l’avrà guadagnata, poiché tale vita, apparentemente perduta secondo logiche umane, troverà la sua pienezza in Cristo stesso, al quale egli si è dedicato e su cui tutto ha scommesso.

C’è, dunque, una motivazione di fondo che muove l’intera quanto complessa dinamica della vita: l’affermazione del proprio Io o l’affermazione di Cristo nella propria vita. Queste due contrapposte motivazioni di fondo genereranno l’opzione fondamentale, che darà forma e sostanza al proprio orientamento esistenziale, creando uno stile di vita incentrato su se stessi o su Cristo. Le sorti finali saranno diametralmente opposte.

In noi vi è una doppia vita; l'una, che potremmo chiamare materiale e temporale, e l'altra spirituale ed eterna. Gesù vuol dire: Colui che per conservare la sua vita temporale rinnega me, perde la vita eterna; ma colui che, posto nell'alternativa di rinunciare a me o alla sua vita temporale, affronta coraggioso la morte, troverà la vita eterna. Ognuno pertanto per amore di Cristo deve essere sempre pronto ad offrire la sua vita al martirio, allo stesso modo che Cristo la offrì per amore della volontà del Padre. È però in questa perdita totale che la vita viene ritrovata. Perdendola sulla terra, ci sarà data nuova e splendente nel cielo; la perdiamo nel tempo, la guadagniamo per tutta l’eternità. Se invece la conserveremo, ma perdendo Cristo, perdiamo per tutta l’eternità sia Cristo che tutta la nostra vita. È una scelta: o il tempo o l’eternità; o la terra o il cielo; o l’istante o il sempre; o il paradiso o l’inferno. Ognuno riceverà secondo la sua scelta.

Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato”. Il verbo “accogliere” è determinante, delinea l’atteggiamento di fondo che deve caratterizzare chiunque si pone di fronte all’annuncio. Il regno deve essere accolto perché esso non si impone all’uomo, ma si propone ad esso. Accogliere significa sapersi mettere da parte per creare dentro di sé uno spazio per ricevere Cristo.

Con queste parole Gesù dimostra anche la dignità dei discepoli. Essi non fanno altro che prolungare la missione di Gesù. Chi accoglie i discepoli, accoglie Gesù stesso; e accogliere Gesù significa accogliere Dio, perché un inviato come messaggero gode della stessa dignità di colui che lo ha mandato. Si crea in tal modo una catena a cascata che dai discepoli, attraverso Gesù, riconduce al Padre, che nel suo Figlio è il mandante dei discepoli stessi. Questa stretta concatenazione crea una sorta di identificazione e di unione-comunione di soggetti che operano nell’annuncio, per cui dietro agli apostoli e a Gesù c’è la figura stessa del Padre, che sta all’origine di ogni invio e di ogni annuncio.

La parola dei dodici discepoli è parola di Cristo. La parola di Cristo è parola del Padre. Chi accoglie la parola dei dodici discepoli accoglie la parola di Cristo e quindi accoglie la parola del Padre. Una cosa però deve essere puntualizzata: questo è vero se la parola del discepolo è parola di Cristo, sempre. Se il discepolo è rifiutato perché dice la parola di Cristo, è rifiutato Cristo ed è rifiutato il Padre. Chi ascolta è responsabile di questo rifiuto. Se invece il discepolo è rifiutato perché dice parole sue, non di Cristo, chi lo rifiuta, rifiuta lui, non rifiuta Cristo, che non è dietro e nella parola che lui dice. Quando un discepolo di Gesù sostituisce la parola di Gesù con la propria, diviene un lupo rapace. Di lui ci si deve sempre guardare.

 

 

 Argentino Quintavalle, autore dei libri 

- Apocalisse commento esegetico 

- L'Apostolo Paolo e i giudaizzanti – Legge o Vangelo?

  • Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo nel mistero trinitario
  • Il discorso profetico di Gesù (Matteo 24-25)
  • Tutte le generazioni mi chiameranno beata
  •  Cattolici e Protestanti a confronto – In difesa della fede
  •  La Chiesa e Israele secondo San Paolo – Romani 9-11

 

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Argentino Quintavalle

Argentino Quintavalle è studioso biblico ed esperto in Protestantesimo e Giudaismo. Autore del libro “Apocalisse - commento esegetico” (disponibile su Amazon) e specializzato in catechesi per protestanti che desiderano tornare nella Chiesa Cattolica.

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For Jesus, faith has a decisive importance for the purposes of salvation. St Paul will develop Christ's teaching when, in conflict with those who wished to base the hope of salvation on observance of the Jewish law, he forcefully affirms that faith in Christ is the only source of salvation: "We hold that a man is justified by faith apart from works of law" (Rom 3:28) [John Paul II]
Ai fini della salvezza, la fede ha per Gesù un'importanza decisiva. San Paolo svilupperà l'insegnamento di Cristo quando, in contrasto con quanti volevano fondare la speranza di salvezza sull'osservanza della legge giudaica, affermerà con forza che la fede in Cristo è la sola fonte di salvezza: "Noi riteniamo, infatti, che l'uomo è giustificato per la fede, indipendentemente dalle opere della legge" (Rm 3,28) [Giovanni Paolo II]
Jesus did not shun contact with that man; on the contrary, impelled by deep participation in his condition, he stretched out his hand and touched the man — overcoming the legal prohibition [Pope Benedict]
Gesù non sfugge al contatto con quell’uomo, anzi, spinto da intima partecipazione alla sua condizione, stende la mano e lo tocca – superando il divieto legale [Papa Benedetto]
In the heart of every man there is the desire for a house [...] My friends, this brings about a question: “How do we build this house?” (Pope Benedict)
Nel cuore di ogni uomo c'è il desiderio di una casa [...] Amici miei, una domanda si impone: "Come costruire questa casa?" (Papa Benedetto)
Every time we open ourselves to God's call, we prepare, like John, the way of the Lord among men (John Paul II)
Tutte le volte che ci apriamo alla chiamata di Dio, prepariamo, come Giovanni, la via del Signore tra gli uomini (Giovanni Paolo II)
Christian beatitude, as a synonym for holiness, is not separated from a component of suffering or at least of difficulty [...] But the kingdom of heaven is for the nonconformists (John Paul II)
La beatitudine cristiana, come sinonimo di santità, non è disgiunta da una componente di sofferenza o almeno di difficoltà […] Ma il regno dei cieli è per gli anticonformisti (Giovanni Paolo II)
Paolo VI stated that the world today is suffering above all from a lack of brotherhood: “Human society is sorely ill. The cause is not so much the depletion of natural resources, nor their monopolistic control by a privileged few; it is rather the weakening of brotherly ties between individuals and nations” (Pope Benedict)
Paolo VI affermava che il mondo soffre oggi soprattutto di una mancanza di fraternità: «Il mondo è malato. Il suo male risiede meno nella dilapidazione delle risorse o nel loro accaparramento da parte di alcuni, che nella mancanza di fraternità tra gli uomini e tra i popoli» (Papa Benedetto)
Our commitment does not consist exclusively of activities or programmes of promotion and assistance; what the Holy Spirit mobilizes is not an unruly activism, but above all an attentiveness that considers the other in a certain sense as one with ourselves (Pope Francis)
Il nostro impegno non consiste esclusivamente in azioni o in programmi di promozione e assistenza; quello che lo Spirito mette in moto non è un eccesso di attivismo, ma prima di tutto un’attenzione rivolta all’altro considerandolo come un’unica cosa con se stesso (Papa Francesco)

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