Nov 10, 2025 Scritto da 

 33a Domenica T.O. (anno C)

(2Ts 3,7-12)

2Tessalonicesi 3:7 Sapete infatti come dovete imitarci: poiché noi non abbiamo vissuto oziosamente fra voi,

2Tessalonicesi 3:8 né abbiamo mangiato gratuitamente il pane di alcuno, ma abbiamo lavorato con fatica e sforzo notte e giorno per non essere di peso ad alcuno di voi.

2Tessalonicesi 3:9 Non che non ne avessimo diritto, ma per darvi noi stessi come esempio da imitare.

 

 

Paolo dice: ricordate il nostro comportamento, che, durante la nostra attività presso di voi invece di sottrarci al dovere di guadagnarci da vivere, ci siamo sobbarcati un duro lavoro per non farci mantenere dalla comunità. Paolo, prima ancora di essere maestro, pratica nella sua persona quello che predica. Ogni predicatore deve essere in grado di coniugare teoria e pratica.

La coscienza si educa non soltanto con l’insegnamento, ma soprattutto attraverso la vita, l’esempio. L’altro non solo deve ascoltare il bene, la verità; ma deve vedere il bene, la verità; perché la fede o è visibile, o non è fede. Paolo non è soltanto un maestro che predica, ammonisce e insegna la fede, lui è prima di tutto uno che fa vedere tutte queste cose e le fa vedere attraverso la sua vita. Lui è sia maestro di vita e sia maestro di parole. Le due cose devono andare sempre insieme. Sarebbe un grave danno spirituale se le due cose dovessero separarsi.

Qui non si tratta, quindi, di ricordare un insegnamento, ma il dovere di imitare i predicatori del vangelo, che non sono stati degli sfaccendati. In altre parole, i predicatori del vangelo non hanno approfittato dell’ospitalità di qualche cristiano. Intendiamoci, Paolo non sta dicendo di non aver mai mangiato gratuitamente a casa d’altri, ma di non aver mai preteso il suo sostentamento.

Paolo si era assoggettato alla dura legge del lavoro per amore del vangelo; non voleva essere scambiato per uno di quei predicatori itineranti che si spostavano da un luogo all'altro vendendo teorie, spesso solo illusioni, in cambio del sostentamento. Mantenendosi con le proprie mani, l'apostolo liberava il suo annuncio da eventuali sospetti, e per far questo aveva rinunciato al suo diritto di farsi mantenere. Questa è la correttezza dell'apostolo.

Ma c’è anche un altro motivo per cui Paolo ha lavorato: «per non essere di peso ad alcuno di voi», una ragione di carità. Non voleva creare difficoltà a chicchessia, anche se questo chicchessia lo avrebbe fatto volentieri.

Qui sono in gioco tre principi: il principio della giustizia, quello della carità e quello dell’evangelizzazione. Il principio della giustizia dice che ogni operaio ha diritto al suo salario. Paolo offre loro la vita dell’anima; i Tessalonicesi offrono a lui ciò che serve per la vita del suo corpo. Questa è giustizia: una cosa per una cosa, un dono per un dono, un servizio per un servizio.

Ma Paolo non vuole che la sua relazione con i tessalonicesi sia fondata sulla giustizia. Per ragioni di vangelo, vuole invece che sia fondata sulla carità. La carità è un dono a senso unico. Paolo vuole donare e basta. Ha deciso di fare della sua vita un servizio di amore. Annunciando il vangelo e vivendolo nella sua essenza più profonda, lascia ai tessalonicesi il vero modello di come si deve vivere il vangelo, di come si annuncia e di come si mette in pratica.

Adesso loro, se vogliono, sanno cosa è il vangelo, lo sanno perché lo hanno visto in Paolo. Avendolo visto, possono anche loro annunciarlo e metterlo in pratica. Paolo decide di predicare gratuitamente il vangelo perché il vangelo è il dono gratuito dell’amore di Dio in Cristo per opera dello Spirito Santo.

Nella penosa decadenza della Chiesa odierna c’è chi spera in una rinascita dal basso. Ma la Chiesa è nata dall’annuncio degli apostoli. Spetta ai responsabili dare luce, portare chiarezza, indicare le strade da percorrere conformi al vangelo di Cristo... ma anche i responsabili vanno sostenuti e incoraggiati.

 

 Argentino Quintavalle, autore dei libri 

- Apocalisse commento esegetico 

- L'Apostolo Paolo e i giudaizzanti – Legge o Vangelo?

  • Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo nel mistero trinitario
  • Il discorso profetico di Gesù (Matteo 24-25)
  • Tutte le generazioni mi chiameranno beata
  •  Cattolici e Protestanti a confronto – In difesa della fede
  •  La Chiesa e Israele secondo San Paolo – Romani 9-11

 

(Disponibili su Amazon)

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Argentino Quintavalle

Argentino Quintavalle è studioso biblico ed esperto in Protestantesimo e Giudaismo. Autore del libro “Apocalisse - commento esegetico” (disponibile su Amazon) e specializzato in catechesi per protestanti che desiderano tornare nella Chiesa Cattolica.

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Familiarity at the human level makes it difficult to go beyond this in order to be open to the divine dimension. That this son of a carpenter was the Son of God was hard for them to believe. Jesus actually takes as an example the experience of the prophets of Israel, who in their own homeland were an object of contempt, and identifies himself with them (Pope Benedict)
La familiarità sul piano umano rende difficile andare al di là e aprirsi alla dimensione divina. Che questo Figlio di un falegname sia Figlio di Dio è difficile crederlo per loro. Gesù stesso porta come esempio l’esperienza dei profeti d’Israele, che proprio nella loro patria erano stati oggetto di disprezzo, e si identifica con essi (Papa Benedetto)
These two episodes — a healing and a resurrection — share one core: faith. The message is clear, and it can be summed up in one question: do we believe that Jesus can heal us and can raise us from the dead? The entire Gospel is written in the light of this faith: Jesus is risen, He has conquered death, and by his victory we too will rise again. This faith, which for the first Christians was sure, can tarnish and become uncertain… (Pope Francis)
These two episodes — a healing and a resurrection — share one core: faith. The message is clear, and it can be summed up in one question: do we believe that Jesus can heal us and can raise us from the dead? The entire Gospel is written in the light of this faith: Jesus is risen, He has conquered death, and by his victory we too will rise again. This faith, which for the first Christians was sure, can tarnish and become uncertain… (Pope Francis)
The ability to be amazed at things around us promotes religious experience and makes the encounter with the Lord more fruitful. On the contrary, the inability to marvel makes us indifferent and widens the gap between the journey of faith and daily life (Pope Francis)
La capacità di stupirsi delle cose che ci circondano favorisce l’esperienza religiosa e rende fecondo l’incontro con il Signore. Al contrario, l’incapacità di stupirci rende indifferenti e allarga le distanze tra il cammino di fede e la vita di ogni giorno (Papa Francesco)
An ancient hermit says: “The Beatitudes are gifts of God and we must say a great ‘thank you’ to him for them and for the rewards that derive from them, namely the Kingdom of God in the century to come and consolation here; the fullness of every good and mercy on God’s part … once we have become images of Christ on earth” (Peter of Damascus) [Pope Benedict]
Afferma un antico eremita: «Le Beatitudini sono doni di Dio, e dobbiamo rendergli grandi grazie per esse e per le ricompense che ne derivano, cioè il Regno dei Cieli nel secolo futuro, la consolazione qui, la pienezza di ogni bene e misericordia da parte di Dio … una volta che si sia divenuti immagine del Cristo sulla terra» (Pietro di Damasco) [Papa Benedetto]
And quite often we too, beaten by the trials of life, have cried out to the Lord: “Why do you remain silent and do nothing for me?”. Especially when it seems we are sinking, because love or the project in which we had laid great hopes disappears (Pope Francis)
E tante volte anche noi, assaliti dalle prove della vita, abbiamo gridato al Signore: “Perché resti in silenzio e non fai nulla per me?”. Soprattutto quando ci sembra di affondare, perché l’amore o il progetto nel quale avevamo riposto grandi speranze svanisce (Papa Francesco)
The Kingdom of God grows here on earth, in the history of humanity, by virtue of an initial sowing, that is, of a foundation, which comes from God, and of a mysterious work of God himself (John Paul II)

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don Giuseppe Nespeca

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