Apr 22, 2026 Scritto da 

“Memoriosi” e: cosa faccio di più?

Il cristiano non cammina da solo: è inserito in un popolo, in una storia secolare ed è chiamato a mettersi al servizio degli altri. «Memoria» e «servizio» sono le parole chiave della riflessione di Papa Francesco durante la messa celebrata a Santa Marta giovedì 30 aprile. La storia — e quindi la memoria che si ha di essa — e il servizio sono, ha detto il Pontefice, i «due tratti dell’identità del cristiano» sui quali ci fa riflettere «la liturgia di oggi».

Il richiamo è dato dal brano degli Atti degli apostoli (13, 13-25) in cui si legge che Paolo, arrivando ad Antiochia, «come abitualmente lui faceva, andò il sabato in sinagoga» e lì «fu invitato a parlare». Era questa, infatti, «un’abitudine degli ebrei di quel tempo» quando giungeva un ospite. Presa la parola, Paolo «cominciò a predicare Gesù Cristo». Ma, ha sottolineato il Papa, «lui non disse: “Io predico Gesù Cristo, il Salvatore; è venuto dal Cielo; Dio lo ha inviato; ci ha salvato tutti e ci ha dato questa rivelazione”. No, no, no». Per spiegare chi è Gesù, l’apostolo «incomincia a raccontare tutta la storia del popolo». Si legge allora nella Scrittura: «Si alzò Paolo e fatto cenno con la mano disse: “Ascoltate, il Dio di questo popolo di Israele scelse i nostri padri...”». E, partendo da Abramo, Paolo «racconta tutta la storia».

Non è una scelta casuale. Nella sua riflessione Francesco ha fatto notare come la stessa cosa fece «Pietro nei suoi discorsi, dopo la Pentecoste», e anche «Stefano, davanti al Sinedrio». Loro, cioè, «non annunziavano un Gesù senza storia», ma «Gesù nella storia del popolo, un popolo che Dio ha fatto camminare da secoli per arrivare a questa maturità, alla pienezza dei tempi, come dice Paolo». Da questo racconto si comprende che «quando questo popolo arriva alla pienezza dei tempi, viene il Salvatore, e il popolo continua a camminare perché questo Salvatore tornerà».

Ecco, allora, ha ribadito il Papa, uno dei tratti della identità cristiana: «è essere uomo e donna di storia, capire che la storia non comincia con me e finisce con me». Tutto è cominciato, infatti, quando il Signore è entrato nella storia.

A conforto di quanto detto, il Pontefice ha ricordato il salmo «tanto bello» recitato all’inizio della messa: «Quando avanzavi Signore col tuo popolo e quando gli aprivi la strada e abitavi con loro — ricordo che Dio camminava col suo popolo — tremò la terra, strillarono i Cieli. Ammirabile». Quindi «il cristiano è uomo e donna di storia, perché non appartiene a se stesso, è inserito in un popolo, un popolo che cammina». Da qui l’impossibilità di pensare a «un egoismo cristiano». Non c’è, cioè, il cristiano perfetto, «un uomo, una donna spirituale di laboratorio», ma sempre un uomo o una donna spirituali inseriti «in un popolo, che ha una storia lunga e continua a camminare fino a che il Signore torni».

Proprio guardando a questa vicenda concreta che si è dipanata nei secoli e che continua ancora oggi, il Pontefice ha aggiunto che se assumiamo «di essere uomini e donne di storia», ci rendiamo anche conto che questa è «storia di grazia di Dio, perché Dio avanzava col suo popolo, apriva la strada, abitava con loro». Ma è anche «storia di peccato». E ha ricordato il Papa: «Quanti peccatori, quanti crimini...». Anche nel brano degli Atti degli apostoli, ad esempio, «Paolo menziona il re Davide, santo», ma che «prima di diventare santo è stato un grande peccatore». E questo, ha sottolineato, vale «anche oggi» quando la «storia personale di ognuno» deve assumere «il proprio peccato e la grazia del Signore che è con noi». Dio infatti ci accompagna nel peccato «per perdonare», ci accompagna «nella grazia».

È quindi una realtà molto concreta che attraversa i secoli, quella richiamata da Francesco nell’omelia: «Noi — ha detto — non siamo senza radici», abbiamo «radici profonde» che non dobbiamo mai dimenticare e che vanno dal «nostro padre Abramo fino ad oggi».

Comprendere però che non siamo soli, che siamo strettamente legati a un popolo che cammina da secoli significa anche comprendere un altro tratto caratteristico del cristiano e che è «quello che Gesù ci insegna nel Vangelo: il servizio». Nel brano di Giovanni proposto dalla liturgia del giovedì della quarta settimana di Pasqua, «Gesù lava i piedi ai discepoli. E dopo che ebbe lavato i piedi, disse loro: “In verità, in verità io vi dico, un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica. Io ho fatto questo con voi, voi fate lo stesso con gli altri. Io sono venuto da voi come servo, voi dovete farvi servi l’uno dell’altro, servire”».

Appare chiaro, ha evidenziato il Pontefice, che «l’identità cristiana è il servizio, non l’egoismo». Qualcuno, ha detto, potrebbe ribattere: «Ma padre, tutti siamo egoisti», ma questo «è un peccato, è un’abitudine dalla quale dobbiamo staccarci»; dobbiamo allora «chiedere perdono, che il Signore ci converta». Essere cristiano, infatti, «non è un’apparenza o anche una condotta sociale, non è un po’ truccarsi l’anima, perché sia un po’ più bella». Essere cristiano, ha detto con decisione il Papa, «è fare quello che ha fatto Gesù: servire. Lui è venuto non per essere servito, ma per servire».

Da qui alcuni suggerimenti del Pontefice per la vita quotidiana di ciascuno di noi. Innanzitutto, «pensate a queste due cose: io ho senso della storia? Mi sento parte di un popolo che cammina da lontano?». Utile potrebbe essere «prendere la Bibbia, il Libro del Deuteronomio, capitolo 26, e leggerlo». Qui, ha detto, s’incontra «la memoria, la memoria dei giusti» e «come il Signore vuole che noi siamo “memoriosi”», che ricordiamo, cioè, «il cammino percorso dal nostro popolo». E poi ci farà anche bene pensare: «nel mio cuore cosa faccio di più? Mi faccio servire dagli altri, mi servo degli altri, della comunità, della parrocchia, della mia famiglia, dei miei amici o servo, sono al servizio»?

«Memoria e servizio», quindi, sono i due atteggiamenti del cristiano, quelli con i quali anche si partecipa alla celebrazione eucaristica «che è proprio memoria del servizio che ha fatto Gesù; memoria reale, con Lui, del servizio che ci ha reso: dare la sua vita per noi».

[Papa Francesco, omelia s. Marta in L’Osservatore Romano 01/05/2015]

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

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For Jesus, faith has a decisive importance for the purposes of salvation. St Paul will develop Christ's teaching when, in conflict with those who wished to base the hope of salvation on observance of the Jewish law, he forcefully affirms that faith in Christ is the only source of salvation: "We hold that a man is justified by faith apart from works of law" (Rom 3:28) [John Paul II]
Ai fini della salvezza, la fede ha per Gesù un'importanza decisiva. San Paolo svilupperà l'insegnamento di Cristo quando, in contrasto con quanti volevano fondare la speranza di salvezza sull'osservanza della legge giudaica, affermerà con forza che la fede in Cristo è la sola fonte di salvezza: "Noi riteniamo, infatti, che l'uomo è giustificato per la fede, indipendentemente dalle opere della legge" (Rm 3,28) [Giovanni Paolo II]
Jesus did not shun contact with that man; on the contrary, impelled by deep participation in his condition, he stretched out his hand and touched the man — overcoming the legal prohibition [Pope Benedict]
Gesù non sfugge al contatto con quell’uomo, anzi, spinto da intima partecipazione alla sua condizione, stende la mano e lo tocca – superando il divieto legale [Papa Benedetto]
In the heart of every man there is the desire for a house [...] My friends, this brings about a question: “How do we build this house?” (Pope Benedict)
Nel cuore di ogni uomo c'è il desiderio di una casa [...] Amici miei, una domanda si impone: "Come costruire questa casa?" (Papa Benedetto)
Every time we open ourselves to God's call, we prepare, like John, the way of the Lord among men (John Paul II)
Tutte le volte che ci apriamo alla chiamata di Dio, prepariamo, come Giovanni, la via del Signore tra gli uomini (Giovanni Paolo II)
Christian beatitude, as a synonym for holiness, is not separated from a component of suffering or at least of difficulty [...] But the kingdom of heaven is for the nonconformists (John Paul II)
La beatitudine cristiana, come sinonimo di santità, non è disgiunta da una componente di sofferenza o almeno di difficoltà […] Ma il regno dei cieli è per gli anticonformisti (Giovanni Paolo II)
Paolo VI stated that the world today is suffering above all from a lack of brotherhood: “Human society is sorely ill. The cause is not so much the depletion of natural resources, nor their monopolistic control by a privileged few; it is rather the weakening of brotherly ties between individuals and nations” (Pope Benedict)
Paolo VI affermava che il mondo soffre oggi soprattutto di una mancanza di fraternità: «Il mondo è malato. Il suo male risiede meno nella dilapidazione delle risorse o nel loro accaparramento da parte di alcuni, che nella mancanza di fraternità tra gli uomini e tra i popoli» (Papa Benedetto)
Our commitment does not consist exclusively of activities or programmes of promotion and assistance; what the Holy Spirit mobilizes is not an unruly activism, but above all an attentiveness that considers the other in a certain sense as one with ourselves (Pope Francis)
Il nostro impegno non consiste esclusivamente in azioni o in programmi di promozione e assistenza; quello che lo Spirito mette in moto non è un eccesso di attivismo, ma prima di tutto un’attenzione rivolta all’altro considerandolo come un’unica cosa con se stesso (Papa Francesco)

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