Lug 19, 2026 Scritto da 

Diventare primi ministri, o un’altra Attesa illuminante

L’anti-ambizione o la prima fila nel modello dei satrapi

(Mt 20,20-28)

 

In via non ufficiale, Pio VII ci provò a sollevare il triregno (stile neoclassico, inusuale) regalato da Napoleone, ma i suoi paggi quasi non riuscivano a tirarlo su... per il peso.

Figuriamoci sopportare in testa 8 chili e 200 grammi! Provò tuttavia anche a infilarselo, mentre ovviamente qualcuno lo sosteneva anche di lato [immagina se fosse caduto sulle pantofole rosse].

Ma risultava pure troppo stretto: impossibile ficcarci la testa!

Per dispetto, Bonaparte novello imperatore glielo aveva fatto confezionare in modo che nessun Papa potesse mai fregiarsene; e così fu, l’ironico pezzo da museo.

La formula d’imposizione era: «Ricevi la Tiara ornata di tre corone, e sappi che Tu sei Padre dei Principi e dei Re, Reggitore del mondo, Vicario in terra del Salvatore Nostro Gesù Cristo, cui è onore e gloria nei secoli dei secoli». Amen.

Mentre tra sinfonie e cori qualcuno attendeva proprio il momento della tiara per lagrimare un poco sugli antichi fasti, alla celebrazione della riapertura del Concilio - dopo l’incoronazione - Paolo VI depose definitivamente il triregno sull’altare papale.

Se lo tolse con soddisfazione, non perché fosse poco confortevole (aveva sul capo ben 4 chili e mezzo): in seguito fece anche altri gesti d’inattesa rinuncia con pretese a farsi ossequiare.

Dopo di lui nessun Papa ebbe il coraggio di adornarsene.

Occasione ghiotta: imperdibile per chi aveva vasta esperienza degli ambienti curiali e diplomatici.

Con in pugno le chiavi del Cielo, le briglie della terra e il comando del Purgatorio [le tre corone], il pontefice decise di far salire diverse vampe da sottoterra - per surriscaldare gli strapuntini di qualche carrierista da strascico, abituato a dirigere le anime stando sopra un qualsiasi purchessia tronetto.

 

Papa Francesco parla esplicitamente del clericalismo come radice di tutti i mali morali della Chiesa [se non ci capita la grazia del principato, non sarebbe male aspirare almeno ai ruoli di coloro che stanno a fianco dei capi: v.21].

Al pari dell’ambizione dei figli di Zebedeo, fra noi è tutto uno sgomitare per un posto al sole - gravissima e radicale carenza, incapace di qualsiasi attività di profezia critica.

Un falso concetto del Regno: per questo l’aereo è spesso fuori rotta, e ciò non depone a favore dei dirigenti ambiziosi, sempre stranamente in gara.

(Mai ridimensionarsi e lasciare che fedeli o confratelli ci considerino degli idioti che non “mietono” e quindi non sanno stare al mondo).

Ufficialmente uniti all’Offerta del Figlio Servitore, di fatto non tutti credono che nella debolezza del credente risalti la Potenza divina e l’autentica Stima che edifica la trama del presente e lancia il futuro.

Altro che sognatori dell’isola che non c’è: a moltissimi sembra più dignitoso presumere di sé.

Meglio pensare che la Croce gloriosa del Cristo sia una parentesi momentanea e tutta unicamente sua, frutto d’un piano prestabilito o di un destino cieco, affinché l’umiliazione del farsi piccoli non ci tocchi.

Dietro le buone maniere, ecco serpeggiare pessime abitudini - e la bramosia, che attraverso privilegi fissi guida le chiese alla perdita di senso e coesione.

Con strascico di vitalizi [prebende e titoli a vita, senza possibilità di ricambio ministeriale, né controlli e riassetto].

Chi mira alla visibilità e ai tronetti non ha alcun interesse reale per le persone, salvo per la sua élite di cooptati.

Pensa calcolando e agisce secondo vanità: mostrando il proprio rango “spirituale”, con artificioso senso dell’onore, e preminenze, arroganza, tornaconto di giro.

Figuriamoci la qualità imperscrutabile di proposte pastorali private della convinzione di un’altra Attesa, illuminante. Talora allestite per un maggior brillare esterno, e autocompiacersi; promuovere numeri, mostrarsi in vetrina, e passerelle.

 

L’Impero soggiogava il bacino mediterraneo con la forza delle Legioni. Attraverso una vasta base di schiavi e tributi, esso concentrava titoli e ricchezze in mano a piccole cerchie - con abuso di potere e coercizioni.

Il nuovo Regno dev’essere germe di società alternativa.

E quando l’archetipo della Chiesa piramidale salterà, vittima delle sue contraddizioni interne, dovremo essere pronti a porgere alle persone un modello di convivenza che non si disintegri più [coi suoi stessi boomerang].

 

Il perno sarà riappropriarsi di una sorta di sintesi della vita di Gesù per farla propria, come espressa nel v.28.

Sono qui enunciati tre titoli che hanno dato inizio alla Cristologia:

 

«Figlio dell’uomo» è Colui che ha manifestato l’uomo nella condizione divina: pienezza di umanità che riflette e rivela la stessa vita intima di Dio.

Figura di una “santità” accessibile e trasmissibile, tutta incarnata - perfino sommaria.

Figlio dell’uomo è infatti lo sviluppo autentico e pieno della persona secondo il Sogno attivo del Padre, che spazza via il «Giogo» ossessivo della Religione comune - dilatando la vita (e i confini dell’ego).

Nell’adesione al «Figlio dell’uomo» siamo introdotti come protagonisti nella storia della salvezza.

Collaboratori nell’apice della Creazione - ossia nel processo dell’amore. E veniamo distaccati dal pre-umano delle competizioni [condizione belluina per brama di supremazie].

 

«Servo» di Yahweh: Giusto che patisce pene d’Amore, per farci salvi - icona della forza dimessa e sapiente del Padre che attraverso i figli si palesa non come vincitore, ma al pari di agnello mansueto.

Icona sacrificale - nel senso antico di «sacrum facere», rendere Sacro - per risollevare un popolo incapace di andare a Dio attraverso i fratelli.

Nel giudaismo la morte del giusto - persino nella dimensione giuridica della Torah - era pari a un riscatto, già inteso come riparazione-espiazione per la moltitudine (v.28) dei colpevoli (cf. Is 53,11-12).

In Cristo svanisce il meccanismo vicario: il Padre invia il Figlio non come vittima esterna o propiziatoria, necessaria e predestinata, bensì per farci riflettere, primo passo della umanizzazione.

Così recuperando la dimensione di consapevolezza e Comunione [ossia convivialità delle differenze].

 

Quindi: unico titolo di “preminenza” resta quello di «Go’el»: farsi (ciascuno) «Parente prossimo» che si accolla ogni debito per il riscatto altrui, per il ripristino in dignità personale e totale possesso di sé.

Piena fraternità con la donna e l’uomo di ogni condizione dovrebbe essere il programma crescente dell’apostolo.

Insolito strumento di “eccellenza“ o “eminenza” - eppure francamente sapienziale, secondo natura:

Anche il Tao Tê Ching (LII) afferma: «Illuminazione, è vedere il piccolo; forza, è attenersi alla mollezza».

 

Malgrado la sproporzione, solo questo rivolgimento di Volto sta al centro della storia e non abbassa Dio al livello del banale dominio.

Capovolgimento e Libertà che si fa programma permanente di solidarietà fattiva, e stimola il fervore.

Principio determinante del nuovo Regno, dove non si rincorrono ambizioni.

Piuttosto, si condivide la sorte del Maestro, ossia «bere il medesimo Calice» (vv.22-23) e il destino di realizzazione altrui, anche paradossale.

 

In Cristo, il popolo della Chiesa-Famiglia procede verso Gerusalemme, senza meriti né funzioni che accampino un diritto - ma con le chiavi della vita.

È così che ci si trova concretamente «a destra e sinistra» (vv.21.23) del regale Crocifisso - e nell’Unione mistica col Risorto piagato.

 

Salendo assieme.

73
don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

For Jesus we are not a "mass", a "multitude"! We are individual "persons" with an eternal value, both as creatures and as re-deemed persons! He knows us! He knows me, and loves me and gave himself for me! (Gal 2:20) [John Paul II]
Non siamo “massa”, “moltitudine”, per Gesù! Siamo “persone” singole con un valore eterno, sia come creature sia come persone redente! lui ci conosce! lui mi conosce, e mi ama e ha dato se stesso per me! (Gal 2,20) [Giovanni Paolo II]
The grain of wheat that "falls to the ground and dies" becomes the promise of bread (Pope John Paul II)
Il chicco di grano che “cade in terra e muore” diventa la promessa del pane (Papa Giovanni Paolo II)
The power of faith can move mountains (cf. Mt 17:20): the Lord can illuminate even the deepest darkness [Pope Benedict]
La forza della fede può spostare le montagne (cfr Mt 17,20): il Signore può illuminare anche la tenebra più profonda [Papa Benedetto]
By willingly accepting death, Jesus carries the cross of all human beings and becomes a source of salvation for the whole of humanity. St Cyril of Jerusalem commented: “The glory of the Cross led those who were blind through ignorance into light, loosed all who were held fast by sin and brought redemption to the whole world of mankind” (Catechesis Illuminandorum XIII, 1: de Christo crucifixo et sepulto: PG 33, 772 B) [Pope Benedict]
Accettando volontariamente la morte, Gesù porta la croce di tutti gli uomini e diventa fonte di salvezza per tutta l’umanità. San Cirillo di Gerusalemme commenta: «La croce vittoriosa ha illuminato chi era accecato dall’ignoranza, ha liberato chi era prigioniero del peccato, ha portato la redenzione all’intera umanità» (Catechesis Illuminandorum XIII,1: de Christo crucifixo et sepulto: PG 33, 772 B) [Papa Benedetto]
In the New Testament, it is Christ who constitutes the full manifestation of God's light [Pope Benedict]
Nel Nuovo Testamento è Cristo a costituire la piena manifestazione della luce di Dio [Papa Benedetto]
Faith opens us to knowing and welcoming the real identity of Jesus, his newness and oneness, his word, as a source of life, in order to live a personal relationship with him. Knowledge of the faith grows, it grows with the desire to find the way and in the end it is a gift of God who does not reveal himself to us as an abstract thing without a face or a name, because faith responds to a Person who wants to enter into a relationship of deep love with us and to involve our whole life (Pope Benedict)
La fede ci apre a conoscere e ad accogliere la reale identità di Gesù, la sua novità e unicità, la sua Parola, come fonte di vita, per vivere una relazione personale con Lui. Il conoscere della fede cresce, cresce con il desiderio di trovare la strada, ed è finalmente un dono di Dio, che si rivela a noi non come una cosa astratta senza volto e senza nome, ma la fede risponde a una Persona, che vuole entrare in un rapporto di amore profondo con noi e coinvolgere tutta la nostra vita (Papa Benedetto)
Jesus Christ clearly indicates that even acts of devotion and penance (such as fasting, almsgiving, prayer), which by their religious purpose are primarily 'interior', can succumb to current 'externalism', and can therefore be falsified [John Paul II]
Gesù Cristo indica chiaramente che anche gli atti di devozione e di penitenza (come digiuno, elemosina, preghiera) che per la loro finalità religiosa sono principalmente “interiori”, possono cedere all’“esteriorismo” corrente, e quindi possono essere falsificati [Giovanni Paolo II]

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

duevie.art

don Giuseppe Nespeca

Tel. 333-1329741


Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001.
Le immagini sono tratte da internet, ma se il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione.
L'autore dichiara di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno insindacabilmente rimossi.