Feb 7, 2026 Scritto da 

Felicità non scadente

(Mt 5,17-37)

 

Abolire o Compiere [vv.17-19]

 

I religiosi criticavano i convertiti alla Fede di essere trasgressori e contrari alla ricchezza della Tradizione.

Così  mentre alcuni sottolineavano la salvezza per sola Fede in Cristo e non per opere di legge, altri non accettavano la libertà di Spirito che si manifestava in modo crescente proprio in coloro che iniziavano a credere in Gesù Messia.

Nuove correnti più radicali desideravano già prescindere dalla sua vicenda storica e dalla sua Persona, per sbarazzarsene e rifugiarsi in una generica indipendenza - senza spina dorsale.

Mt aiuta a capire il dissidio: la direzione della Freccia scoccata dalle Scritture giudaiche è quella giusta, ma non ha uno spunto concorde e totalmente chiaro, né la forza per giungere a Bersaglio.

L’evangelista armonizza le tensioni, sottolineando che l’osservanza autentica non ci consente di mettere fra parentesi il Cristo storico, reale - magari restando neutrali o sognatori indifferenti.

Senza riduzioni o modelli, Egli si fa presente nelle sfaccettature delle più diverse correnti di pensiero. Non è un binario unilaterale, né astratto.

Parole nuove, Parole antiche, e Spirito che rinnova la faccia della terra, fanno parte di un unico Disegno.

E solo nel Risorto il nostro raccolto approda alla vita completa - obbiettivo pieno della Legge - diventando per sempre.

 

 

Primo debito: una Giustizia superiore [vv.20-26]

 

Mt aiuta i contendenti a comprendere il contenuto delle Scritture antiche e capire l’atteggiamento di “continuità e taglio” dato ad esse dal Signore: «Avete udito che [...] Ora io vi dico» (vv.21-22).

L’ideale della religiosità antica era di presentarsi puri davanti a Dio, Gesù ne fa emergere l’obbiettivo: la Giustizia superiore dell’Amore.

Lo splendore, la bellezza e ricchezza della Gloria del Dio vivente non si producono nell’osservare, ma nella capacità di manifestarlo Presente.

La Vita di Dio trapela in un mondo non di puri e flemmatici sterilizzati, ma in una convivialità delle differenze che gli Somiglia.

 

 

La Rivelazione della pari dignità [vv.27-32]

 

Nel diritto matrimoniale semitico la donna era valutata come un patrimonio del marito: anche nel Primo Testamento il peccato di adulterio era valutato come una sorta di grave violazione del diritto di proprietà del maschio [nonché, impurità di sangue].

Gesù rivela il valore della persona come tale, e porta in primo piano il senso più intimo degli approcci e delle trasgressioni, che ledono e offendono l’esistere dei deboli.

Addirittura introduce l’annuncio della pari dignità fra uomo e donna.

Il matrimonio è comunità d’amore; non unione dissolubile dal capriccio e dal calcolo materiale.

L’opportunismo dei prepotenti condanna la persona indifesa - la quale poi (abbandonata) per vivere sarà condannata a subire altre violazioni di sé (v.32).

Con parole taglienti, il Signore richiama la necessità di una dura intransigenza verso ogni deviazione pedestre dell’egoismo, che umilia l’innocente privo di tutele.

Per salvare l’amore e dargli vigore, il Maestro prospetta anche amputazioni dolorose. Porre in atto i più gravi sacrifici può liberare il forte dal suo delirio.

Insomma, un’attrazione senza dono di sé non esprime la persona alla persona; è frutto acerbo d’immaturità e conduce all’alienazione.

La donna - ossia il malfermo e innocente, che ama di più e sul serio - non è creatura passibile di beffe, né riducibile a possesso, cosa, bene di consumo, solo utile all’arrogante di casa.

 

 

La perfezione del Gratis, la deficienza degli sgabelli [vv.33-37]

 

Sì quando è sì, No quando è no. Non c’è bisogno di dare forza alla fiducia: il teatrino delle formule roboanti ammette solo la convinzione che dell’altro non ci si possa fidare appieno.

La trasparenza totale nei rapporti non ha bisogno di «sgabelli» a sostegno. Le buone relazioni, l’ideale di giustizia, e tutta la nostra vita, giungono a perfezione in modo limpido.

Veniamo al punto teologico: ciò che conta per Dio è la Persona, non le sue espressioni simboliche o i suoi meriti - finti puntelli al tu-per-tu, da apparecchiare in vetrina per dirottarlo.

Il faccia a faccia vale tutta la partita: assai più di ciò che suona a orecchio, e ben più della contabilità di quanto la donna e l’uomo hanno osservato o meno.

Il Padre è impressionato dal suo capolavoro creaturale, non dalle prestazioni, né dal fumo negli occhi di espressioni conformiste: rituali, sigle, frasi fatte.

Non c’è nulla di più alto del nostro Volto. Non dobbiamo migliorare se non col suo Gratis, assai più affidabile ed efficace delle nostre osservanze, non di rado vanitose e omologanti.

Il potere che abbiamo in dote non può incidere neppure sul colore naturale di un capello (v.36): questa la realtà - dietro le grandi quinte che mettiamo a punto per non ammettere che… qualcosa non va.

L’integrità che conta è tranquilla, trasparente, spontanea, schietta. Inutile fare e rifare giuramenti per ingannare persino Dio.

 

 

[6.a Domenica T.O. (anno A), 15 febbraio 2026]

269 Ultima modifica il Domenica, 15 Febbraio 2026 12:00
don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

Anyone who welcomes the Lord into his life and loves him with all his heart is capable of a new beginning. He succeeds in doing God’s will: to bring about a new form of existence enlivened by love and destined for eternity (Pope Benedict)
Chi accoglie il Signore nella propria vita e lo ama con tutto il cuore è capace di un nuovo inizio. Riesce a compiere la volontà di Dio: realizzare una nuova forma di esistenza animata dall’amore e destinata all’eternità (Papa Benedetto)
You ought not, however, to be satisfied merely with knocking and seeking: to understand the things of God, what is absolutely necessary is oratio. For this reason, the Saviour told us not only: ‘Seek and you will find’, and ‘Knock and it shall be opened to you’, but also added, ‘Ask and you shall receive’ [Verbum Domini n.86; cit. Origen, Letter to Gregory]
Non ti devi però accontentare di bussare e di cercare: per comprendere le cose di Dio ti è assolutamente necessaria l’oratio. Proprio per esortarci ad essa il Salvatore ci ha detto non soltanto: “Cercate e troverete”, e “Bussate e vi sarà aperto”, ma ha aggiunto: “Chiedete e riceverete” [Verbum Domini n.86; cit. Origene, Lettera a Gregorio]
In the crucified Jesus, a kind of transformation and concentration of the signs occurs: he himself is the “sign of God” (John Paul II)
In Gesù crocifisso avviene come una trasformazione e concentrazione dei segni: è Lui stesso il "segno di Dio" (Giovanni Paolo II)
Only through Christ can we converse with God the Father as children, otherwise it is not possible, but in communion with the Son we can also say, as he did, “Abba”. In communion with Christ we can know God as our true Father. For this reason Christian prayer consists in looking constantly at Christ and in an ever new way, speaking to him, being with him in silence, listening to him, acting and suffering with him (Pope Benedict)
Solo in Cristo possiamo dialogare con Dio Padre come figli, altrimenti non è possibile, ma in comunione col Figlio possiamo anche dire noi come ha detto Lui: «Abbà». In comunione con Cristo possiamo conoscere Dio come Padre vero. Per questo la preghiera cristiana consiste nel guardare costantemente e in maniera sempre nuova a Cristo, parlare con Lui, stare in silenzio con Lui, ascoltarlo, agire e soffrire con Lui (Papa Benedetto)
In today’s Gospel passage, Jesus identifies himself not only with the king-shepherd, but also with the lost sheep, we can speak of a “double identity”: the king-shepherd, Jesus identifies also with the sheep: that is, with the least and most needy of his brothers and sisters […] And let us return home only with this phrase: “I was present there. Thank you!”. Or: “You forgot about me” (Pope Francis)
Nella pagina evangelica di oggi, Gesù si identifica non solo col re-pastore, ma anche con le pecore perdute. Potremmo parlare come di una “doppia identità”: il re-pastore, Gesù, si identifica anche con le pecore, cioè con i fratelli più piccoli e bisognosi […] E torniamo a casa soltanto con questa frase: “Io ero presente lì. Grazie!” oppure: “Ti sei scordato di me” (Papa Francesco)
Thus, in the figure of Matthew, the Gospels present to us a true and proper paradox: those who seem to be the farthest from holiness can even become a model of the acceptance of God's mercy and offer a glimpse of its marvellous effects in their own lives (Pope Benedict))
Nella figura di Matteo, dunque, i Vangeli ci propongono un vero e proprio paradosso: chi è apparentemente più lontano dalla santità può diventare persino un modello (Papa Benedetto)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

duevie.art

don Giuseppe Nespeca

Tel. 333-1329741


Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001.
Le immagini sono tratte da internet, ma se il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione.
L'autore dichiara di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno insindacabilmente rimossi.