Mag 31, 2026 Scritto da 

Beatitudini e inversione, tra capacità e fragilità

Turnover nella Chiesa, antidoto all’unilateralità

(Mt 5,1-12)

 

Ci sentiamo effimeri e spesso delusi, eppure vogliamo essere felici, non solo qua e là: siamo incerti, eppure cerchiamo gioia piena e duratura.

Ovvio che possiamo trovarla solo in una proposta sconcertante.

 

Nel Vangelo di Mt Gesù è il nuovo Mosè che sale su «il Monte». Ma il giovane Legislatore non proclama norme su un codice di pietra, bensì la propria esperienza del Padre… «vedendo le folle» (v.1).

All’incrocio fra condizione divina e pienezza d’umanizzazione, il nuovo Rabbi delinea una sorta di suo Autoritratto: da Figlio; in favore dei suoi fratelli. Radunati in spirito di Famiglia.

Un germoglio di mondo ospitale - che nelle sue piccole chiese Mt vuole incoraggiare. Dove non c’è l’uomo al di sopra e quello sempre sotto; o il personaggio davanti e quello dietro.

Solo rivolgimenti umanizzanti [come appunto l’inversione dei ruoli e delle condizioni] che rinsaldano il tessuto concorde.

Dunque nella Casa di tutti dovrà esserci ricambio e capovolgimento di figure, situazioni e criteri di eminenza, quindi catene di comando - segni del Regno che Viene. 

Rovesciamento in grado di acuire le sensibilità alla Comunione [a quel tempo era vivace l’attrito fra esperti giudaizzanti, primi della classe, e ultimi arrivati alle soglie delle fraternità di fede].

 

Su «il Monte» viene annunciata l’opera discreta dello Spirito, che designa il carattere d’una santità modesta, animata dall’Amore di dono, in sé divinizzante e umanizzante [qualità che si manifesta nei cosiddetti “poveri in Spirito”].

Il discepolo autentico giunge infatti sino alle lacrime: esse esprimono la dimensione di energia intima che purifica le idee esterne; ci fa veri da dentro, essenziali fuori.

L’afflizione guida a rientrare in se stessi; ripropone il contatto con la nostra terra e le virtù che rigenerano.

Tristezza che nella condizione di finitudine e limite consapevole, rende empatici, splendidamente umani.

Intimamente insoddisfatti: oppositori delle ingiustizie. Perché ogni persona che non viene collocata nella condizione di poter esprimere le proprie capacità è un insulto al Disegno di Salvezza.

In ciascun estromesso si cela infatti come un Artista cui non è dato esprimersi, che non viene scoperto né valorizzato in favore di sé e degli altri; piuttosto, considerato estraneo o un deviante.

 

Lo Spirito di Cristo s’identifica spontaneamente non con la consueta energia aggressiva delle belve, di chi prevale perché più astuto e forte.

Siamo donne e uomini caratterizzati da cuore di carne - non di bestia (Dan 7).

Le Beatitudini - nuovo Decalogo de «il Monte» - alludono appunto a una sorta di condizione divina incarnata e trasmissibile a chiunque, pacificata e creativa come l’amore, quindi tutta da scoprire.

Non si tratta d’una proposta che ricaccia indietro le eccentricità: viceversa assai simpatica e amabile, inclusiva.

Quella del Beato è perciò la condizione che rende Unici - non la santità normata da procedure, che sta sempre ad aborrire il pericolo dell’inconsueto.

Neppure esclude il nostro diritto a fare qualcosa di grande... ma non lo identifica con l’avere, il potere, l’apparire.

Non c’è da vincere “la gara”. E il Signore ci fa riflettere sull’autentica realizzazione: non si tratta d’una conquista esteriore.

 

Beato è il tratto e l’esito dello sviluppo vero e pieno del progetto divino sull’umanità - carattere paradossale.

Il Signore si compiace di coloro che intraprendono tale orientamento, dove i suoi sentimenti diventano profondamente nostri.

Consanguinei; già qui e ora in grado di sperimentare la vita beata del Cielo: essere con e per gli altri, essendo se stessi.

 

 

[Lunedì 10.a sett. T.O.  8 giugno 2026]

276 Ultima modifica il Lunedì, 08 Giugno 2026 12:00
don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

For Jesus, faith has a decisive importance for the purposes of salvation. St Paul will develop Christ's teaching when, in conflict with those who wished to base the hope of salvation on observance of the Jewish law, he forcefully affirms that faith in Christ is the only source of salvation: "We hold that a man is justified by faith apart from works of law" (Rom 3:28) [John Paul II]
Ai fini della salvezza, la fede ha per Gesù un'importanza decisiva. San Paolo svilupperà l'insegnamento di Cristo quando, in contrasto con quanti volevano fondare la speranza di salvezza sull'osservanza della legge giudaica, affermerà con forza che la fede in Cristo è la sola fonte di salvezza: "Noi riteniamo, infatti, che l'uomo è giustificato per la fede, indipendentemente dalle opere della legge" (Rm 3,28) [Giovanni Paolo II]
Jesus did not shun contact with that man; on the contrary, impelled by deep participation in his condition, he stretched out his hand and touched the man — overcoming the legal prohibition [Pope Benedict]
Gesù non sfugge al contatto con quell’uomo, anzi, spinto da intima partecipazione alla sua condizione, stende la mano e lo tocca – superando il divieto legale [Papa Benedetto]
In the heart of every man there is the desire for a house [...] My friends, this brings about a question: “How do we build this house?” (Pope Benedict)
Nel cuore di ogni uomo c'è il desiderio di una casa [...] Amici miei, una domanda si impone: "Come costruire questa casa?" (Papa Benedetto)
Every time we open ourselves to God's call, we prepare, like John, the way of the Lord among men (John Paul II)
Tutte le volte che ci apriamo alla chiamata di Dio, prepariamo, come Giovanni, la via del Signore tra gli uomini (Giovanni Paolo II)
Christian beatitude, as a synonym for holiness, is not separated from a component of suffering or at least of difficulty [...] But the kingdom of heaven is for the nonconformists (John Paul II)
La beatitudine cristiana, come sinonimo di santità, non è disgiunta da una componente di sofferenza o almeno di difficoltà […] Ma il regno dei cieli è per gli anticonformisti (Giovanni Paolo II)
Paolo VI stated that the world today is suffering above all from a lack of brotherhood: “Human society is sorely ill. The cause is not so much the depletion of natural resources, nor their monopolistic control by a privileged few; it is rather the weakening of brotherly ties between individuals and nations” (Pope Benedict)
Paolo VI affermava che il mondo soffre oggi soprattutto di una mancanza di fraternità: «Il mondo è malato. Il suo male risiede meno nella dilapidazione delle risorse o nel loro accaparramento da parte di alcuni, che nella mancanza di fraternità tra gli uomini e tra i popoli» (Papa Benedetto)
Our commitment does not consist exclusively of activities or programmes of promotion and assistance; what the Holy Spirit mobilizes is not an unruly activism, but above all an attentiveness that considers the other in a certain sense as one with ourselves (Pope Francis)
Il nostro impegno non consiste esclusivamente in azioni o in programmi di promozione e assistenza; quello che lo Spirito mette in moto non è un eccesso di attivismo, ma prima di tutto un’attenzione rivolta all’altro considerandolo come un’unica cosa con se stesso (Papa Francesco)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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