Ago 18, 2026 Scritto da 

21a Domenica T.O.

21a Domenica T.O. (anno A)  [23 agosto 2026]

 

Prima Lettura dal libro del profeta Isaia (22, 19-23)

Siamo a Gerusalemme intorno al 700 a.C., durante il regno di Ezechia. Il governatore del palazzo reale, Shebna, occupa una carica molto importante: riceve le “chiavi della casa di Davide”, simbolo dell’autorità di controllare l’accesso al re e di governare in suo nome. Il profeta Isaia accusa Shebna di due gravi colpe: 1.Sosteneva un’alleanza con l’Egitto contro l’impero assiro, scelta che avrebbe portato il regno a pesanti conseguenze: colpa quindi di dare consigli cattivi. 2. Invece di servire il popolo, si preoccupava soprattutto del proprio prestigio e del proprio potere: colpa di ricercare il proprio interesse. Per questo Isaia annuncia la sua destituzione e la nomina di Eliakim, descritto come un vero servitore del popolo. A lui vengono affidate le chiavi del regno con la formula: «Se apre, nessuno chiuderà; se chiude, nessuno aprirà». Da questo fatto storico l’autore sacro trae alcuni messaggi importanti: 1. Dio agisce nella storia concreta e anche gli eventi politici fanno parte della storia della salvezza. 2. Nulla sfugge al progetto salvifico di Dio e tutto concorre al suo compimento. 3. In tale contesto il ruolo dei profeti è richiamare governanti e potenti alla giustizia e al bene comune. 4. Occorre ricordare costantemente che ogni autorità è un servizio: il potere esiste per il bene del popolo, non per l’interesse personale di chi lo esercita. 5 Non si deve dimenticare che quando il bene del suo popolo è minacciato, Dio interviene per suscitare guide fedeli poiché mai abbandona il suo popolo e i suoi progetti di salvezza. 

 

Salmo Responsoriale (137/138)

La preghiera del povero attraversa le nubi. Questo breve salmo (138 secondo la numerazione ebraica, 137 in quella greca) è una preghiera di ringraziamento che riassume tutta la storia dell’Alleanza tra Dio e Israele. Come spesso accade nei salmi, l’“io” che parla rappresenta in realtà l’intero popolo d’Israele, scelto da Dio per conoscerne l’amore e testimoniarlo davanti alle nazioni. Il salmo si apre con un ringraziamento: “Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore”. Nella versione greca viene precisato il motivo della lode: Dio ha ascoltato la preghiera del suo popolo. Questa è una delle convinzioni fondamentali della fede biblica. Fin dall’esperienza di Mosè al roveto ardente, Dio si presenta come colui che vede la sofferenza del suo popolo, ne ascolta il grido e conosce le sue angosce. Non resta indifferente al dolore umano, ma sostiene i suoi figli perché non siano sopraffatti dal male. Per questo il salmo afferma che il Signore, pur essendo altissimo, guarda con attenzione gli umili. Lo stesso insegnamento sarà ripreso da Ben Sira: «La preghiera del povero attraversa le nubi», cioè giunge fino a Dio. E anche Gesù esprimerà la stessa fiducia davanti alla tomba di Lazzaro: “Io sapevo che tu mi dai ascolti sempre” (Gv11,41-42). Questo è un salmo universale che, in alcune parti, presenta diverse possibili interpretazioni a causa delle differenze tra il testo ebraico e quello greco. La frase “Ti canto alla presenza degli angeli” nel testo ebraico potrebbe essere tradotta “davanti agli dèi” (gli Elohîm). Le due letture non si escludono: “Davanti agli angeli” richiama la liturgia celeste, nella quale gli esseri celesti lodano continuamente Dio con il canto “Santo, Santo, Santo”, come nella visione del profeta Isaia (Is 6,3). “Davanti agli dèi” è una professione di fede: il Dio d’Israele è l’unico vero Dio, mentre gli idoli delle nazioni non hanno alcun potere. Una traduzione siriaca propone invece: “Ti canto davanti ai re”. In questo caso emerge la missione di Israele di testimoniare il Signore davanti a tutti i popoli della terra. Le tre interpretazioni, più che contraddirsi, si completano a vicenda. Il salmo canta l’amore e la fedeltà di Dio. Nella Bibbia amore e fedeltà è una formula che indica la fedeltà incrollabile di Dio all’Alleanza. Per Israele, ricordare l’amore e la fedeltà di Dio significa ricordare che il Signore non abbandona mai il suo popolo, anche quando esso si mostra infedele. La conclusione è la fiducia nell’opera di Dio. Il salmo infatti termina con una supplica: “Non abbandonare l’opera delle tue mani”. Non è una richiesta dettata dalla paura, ma dalla fiducia. Il credente sa che l’amore di Dio è eterno e che, nonostante le fragilità umane, il Signore continuerà a portare avanti il suo progetto di salvezza. Il messaggio finale è quindi semplice e profondo: Dio ascolta sempre il grido dei piccoli e dei poveri; la sua fedeltà non viene meno e la sua opera nella storia continua. Per questo il credente può lodarlo con gratitudine e affidarsi a lui con piena fiducia.

 

Seconda Lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (11, 33 – 36)

Questo brano conclude la riflessione di Paolo sullo strappo all’interno del popolo ebraico dopo la nascita della comunità cristiana. Per secoli gli Ebrei avevano avuto la certezza di essere il popolo scelto da Dio per testimoniare al mondo l’unico vero Dio e la sua Alleanza era stata confermata lungo tutta la storia. I profeti avevano ricordato questa vocazione, annunciando che Israele sarebbe stato luce delle nazioni e strumento di salvezza per tutti i popoli. La nascita del cristianesimo provocò una profonda crisi e nacque un gruppo di Ebrei che riconobbe in Gesù il Messia atteso. Paolo, che era ebreo e divenne cristiano, visse personalmente questa lacerazione. Da una parte aderiva a Cristo; dall’altra soffriva vedendo che gran parte del suo popolo non accoglieva il Vangelo. Da qui nasce la sua domanda: Dio ha forse respinto Israele? L’Alleanza è stata annullata e sostituita da un nuovo popolo? Paolo trova una prima risposta nelle Scritture: l’Alleanza fondata sull’amore gratuito di Dio e non sulle capacità o sui meriti del popolo, non può essere revocata perché Dio è fedele alle sue promesse e non può rinnegare se stesso. Per questo Paolo afferma che “i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili” (Rm 11,29). Il secondo motivo di speranza è la convinzione che il rapporto tra Dio e Israele, decritto dai profeti come un amore sponsale, sarà mantenuto anche nelle situazioni dolorose, trasformate in occasioni di salvezza. Una parte di Israele, il cosiddetto “resto” fedele di cui parlano i profeti, ha accolto Cristo e Paolo è convinto che questo processo sarà condotto alla piena salvezza: non sa spiegare come, ma ne è certo. Giunto a questo punto, Paolo non offre ulteriori spiegazioni teoriche, ma contempla il mistero di Dio: “O profondità della ricchezza, della sapienza e della conoscenza di Dio! Quanto insondabili sono  i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie!”  Il messaggio finale, che riprende parole da Isaia, da Giobbe e dalla tradizione sapienziale,  è un invito ai cristiani a coltivare un atteggiamento di umile fiducia: i disegni di Dio superano la comprensione umana, ma la sua fedeltà è certa. 

 

Dal Vangelo secondo Matteo (16, 13 - 20)

Siamo in un momento decisivo nel vangelo di Matteo. A Cesarea, Pietro  riconosce Gesù come il Messia senza che abbia appena compiuto un segno straordinario: la fede di Pietro nasce da una rivelazione interiore. Per questo Gesù gli dice: “Beato te, Simone, figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli”. La fede autentica non nasce dall’intelligenza umana, ma è un dono di Dio. E questa è la novità della confessione di Pietro: non è l’uso dei singoli titoli, ma il loro collegamento. Gesù domanda chi sia il “Figlio dell’uomo” e Pietro risponde che è il “Figlio di Dio”. In tal modo riconosce che la figura gloriosa annunciata da Daniele coincide con il Messia inviato da Dio. Tuttavia Pietro non comprende ancora pienamente il mistero di Gesù. Sa che è il Messia, ma non ha ancora scoperto che è il Figlio di Dio fatto uomo. Questa comprensione maturerà dopo la risurrezione e il dono dello Spirito Santo a Pentecoste. Subito dopo la professione di fede di Pietro, Gesù inizia ad annunciare apertamente la sua passione, morte e risurrezione. L’espressione “da allora” indica che si è superata una tappa fondamentale nella comprensione della sua identità. Al tempo di Gesù l’espressione Figlio di Dio” equivaleva sostanzialmente a “Messia” o “Re consacrato da Dio”. I discepoli avevano già usato questo titolo dopo il miracolo della camminata sulle acque, ma allora erano stati colpiti soprattutto dalla sua potenza. Durante il processo davanti al sommo sacerdote, Gesù unirà nuovamente questi due titoli, dichiarando che il Figlio dell’uomo verrà sulle nubi del cielo e siederà alla destra di Dio. Ma proprio in quel momento la sua regalità si manifesta non attraverso la forza, bensì attraverso l’amore che si consegna nelle mani degli uomini.A Cesarea, dopo la sua professione di fede,  Pietro riceve la missione di guida della Chiesa : “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa”. La pietra non è una qualità personale di Pietro, che mostrerà più volte le sue fragilità, ma la fede che ha ricevuto dal Padre. Il fondamento della Chiesa è quindi la fede in Gesù Cristo. La Chiesa è il nuovo popolo di Dio, il “popolo dei santi dell’Altissimo” annunciato da Daniele, unito a Cristo come il corpo al suo capo. E Petro riceve il potere delle chiavi. Gesù aggiunge: “Tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”. Questo è il cosiddetto potere delle chiavi, che richiama il simbolo dell’autorità affidata nell’Antico Testamento a Eliakim. Non significa che Pietro e i suoi successori siano onnipotenti, ma che Dio si impegna ad accompagnare la loro missione. La Chiesa ha il compito di introdurre gli uomini alla comunione con il Padre e di aprire loro l’accesso al Regno. Il messaggio finale è la parola rassicurante di Gesù: “Io edificherò la mia Chiesa”. Non è la Chiesa che si salva da sola né gli uomini che la costruiscono con le proprie forze. È Cristo stesso, il Risorto, che la sostiene e la guida. Per questo Gesù può promettere che le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. La solidità della Chiesa non dipende dalla perfezione dei suoi membri, ma dalla fedeltà di Cristo, Figlio del Dio vivente, che continua a costruirla nella storia.

 

+Giovanni D’Ercole

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

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We too, to reach a more conscious confession of Jesus Christ must follow, like Peter, a path made of attentive, caring listening (Pope John Paul II)
Anche noi per giungere a una più consapevole confessione di Gesù Cristo dobbiamo percorrere, come Pietro, un cammino fatto di ascolto attento, premuroso (Papa Giovanni Paolo II)
It is a word that must be witnessed to and proclaimed explicitly, because without a consistent witness it proves to be less comprehensible and credible [Pope Benedict]
E’ una Parola che deve essere testimoniata e proclamata esplicitamente, perché senza una testimonianza coerente essa risulta meno comprensibile e credibile [Papa Benedetto]
The “reading and meditation of the word of God root us more deeply in Christ and guide our ministry as servants of reconciliation, justice and peace” (second Synod for Africa, Propositio 46)
La lettura e la meditazione della Parola di Dio ci radicano più profondamente in Cristo e orientano il nostro ministero di servitori della riconciliazione, della giustizia e della pace (Secondo Sinodo per l’Africa, Propositio 46)
The Gospel of Matthew written in Hebrew or Aramaic is no longer extant, but in the Greek Gospel that we possess we still continue to hear, in a certain way, the persuasive voice of the publican Matthew, who, having become an Apostle, continues to proclaim God's saving mercy to us. And let us listen to St Matthew's message, meditating upon it ever anew also to learn to stand up and follow Jesus with determination (Pope Benedict)
Non abbiamo più il Vangelo scritto da Matteo in ebraico o in aramaico, ma nel Vangelo greco che abbiamo continuiamo a udire ancora, in qualche modo, la voce persuasiva del pubblicano Matteo che, diventato Apostolo, séguita ad annunciarci la salvatrice misericordia di Dio e ascoltiamo questo messaggio di san Matteo, meditiamolo sempre di nuovo per imparare anche noi ad alzarci e a seguire Gesù con decisione (Papa Benedetto)
That denarius clearly represents eternal life, a gift that God reserves for all. Indeed those who are considered the "last", if they accept, become the "first", whereas the "first" can risk becoming the "last" [Pope Benedict]
Quel denaro rappresenta la vita eterna, dono che Dio riserva a tutti. Anzi, proprio quelli che sono considerati "ultimi", se lo accettano, diventano "primi", mentre i "primi" possono rischiare di finire "ultimi" [Papa Benedetto]
The sower is Jesus. With this image, we can see that he presents himself as one who does not impose himself, but rather offers himself. He does not attract us by conquering us, but by donating himself: he casts seeds. With patience and generosity, he spreads his Word, which is not a cage or a trap, but a seed which can bear fruit (Pope Francis)
Il seminatore è Gesù. Notiamo che, con questa immagine, Egli si presenta come uno che non si impone, ma si propone; non ci attira conquistandoci, ma donandosi: butta il seme. Egli sparge con pazienza e generosità la sua Parola, che non è una gabbia o una trappola, ma un seme che può portare frutto (Papa Francesco)
The Church desires to give thanks to the Most Holy Trinity for the "mystery of woman" and for every woman - for that which constitutes the eternal measure of her feminine dignity, for the "great works of God", which throughout human history have been accomplished in and through her (Mulieris Dignitatem n.31)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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