Mag 5, 2026 Scritto da 

«Dal Mio»: il vissuto drammatico e felice delle origini

(Gv 16,12-15)

 

«Riceverà dal Mio e vi annunzierà [...] riceve dal Mio e vi annunzierà» (vv.14-15).

L’insegnamento impartito da Gesù con la sua vita non fu incompleto, ma un germe che tracciava opzioni fondamentali, linee guida.

L’insufficienza magisteriale nelle casistiche di dettaglio è significativa. Cristo non è un modello ingessato e morto, bensì un Motivo e Motore.

E Dio non è un predittore di futuro, né un rassicuratore - bensì Presenza vitale. Anche quando nelle vicende avverse sembra mancare l’aria.

Sebbene limitata nello spazio e nel tempo, la sua vicenda e Parola fa ancora germinare le linee portanti di un mondo alternativo, empatico persino nel dramma dei momenti no.

La Verità completa del Signore (compreso il senso della sua morte) non riguarda quantità - il numero di verità, le prescrizioni: è in fieri.

‘Verità’: essa stessa chiede di venire approfondita, intensificata, resa qualitativa, totalizzante.

 

Gli Scritti del Nuovo Testamento attestano l’azione dello Spirito, che a partire da situazioni comunitarie arcaiche (Mc) affina e svela in modo crescente il senso di quel che “deve venire” (v.13).

Nella sequela personale ed ecclesiale anche extra moenia - si tratta da parte nostra della possibilità d’un sempre più acuto intendimento.

Non siamo depositari di un’attitudine alla divinazione - beninteso - bensì al discernimento [ora in grado di valorizzare perfino le deviazioni].

Ci è trasmessa una facoltà di cogliere il genio del tempo, pure nello squilibrio e nello sradicamento.

Ciò in relazione alla capacità dei discepoli di corrispondere alla vocazione che accoglie il nuovo: una lenta glorificazione paradossale; anche per loro, ‘via d’innalzamento’.

La penetrazione del Mistero e della storia della salvezza che ha avuto il suo apice e fonte germinale in Gesù di Nazaret, acquista vieppiù chiarezza sorprendente; nuovi modi di essere.

Scopriamo nella Fede che la nostra vita può allargare l’orizzonte. Essa non è portata avanti in funzione di Dio, come nelle religioni arcaiche, che ingabbiano… bensì il viceversa.

 

Cristo parla non di nuove verità, bensì di ‘verità completa’: in particolare riguardante il volto del Cielo dentro; il profilo della donna e dell’uomo integrali e autentici; il carattere della nuova società.

Uno dei modi in cui i primi cristiani sperimentavano la presenza del Santo Spirito fu la profezia, resa feconda da fatti anche spiacevoli che obbligavano incessantemente all’esodo, al trasloco, a girare lo sguardo - così vincendo la paura di crescere.

Si doveva permanere… solo nella franchezza individuale o ecclesiale. 

Se qualcuno si doveva “isolare” dalla mentalità comune, era per ritrovare le radici profonde, interrompere i comportamenti artificiosi pronti al baratto dei valori.

Man mano i fratelli di comunità facevano esperienza della profondità e dimensione totale dell’insegnamento ricevuto.

Anche le persecuzioni e le “croci” non venivano debellate in modo precipitoso.

Nel giusto tempo, le crisi infatti si trasformavano nell’abbecedario dell’amore; in opportunità per vivere bisogni e relazioni in modo diverso - anche paradossale, per un cambiamento genuino; da dentro, naturale.

In tale ottica, ogni evento era sempre meglio compreso, interiorizzato, assimilato e fatto proprio come chiamata storica del Dio che si rivela.

Negli accadimenti dei primi tempi, ecco svelarsi tutte le situazioni in cui si troverà la Chiesa di sempre.

 

In tal guisa e in quello spirito i discepoli iniziarono un percorso di comprensione dei fatti della Pasqua.

Gli intimi del Signore scoprivano passo passo che la vicenda del Cristo avrebbe abbracciato tutti i segreti di Dio.

 

Insomma, le prime fraternità constatavano le cose “straordinarie” della sequela vivente e della ‘guida interiore’.

Vivendo l’insegnamento del Maestro nelle più svariate circostanze [favorevoli e gioiose, o tristi e in perdita] Egli si rendeva Vicino nell’anima; e si manifestava, prendendo il passo dei fratelli.

Una diversa Luce - non più neutra, omologata, qualsiasi - animava la vita dei fedeli e la loro convivenza.

Essi sperimentavano una nuova Nascita, come un’incessante Creazione.

Dal cuore dei credenti nel Figlio dell’uomo - anche quelli prima malmessi - sgorgava una Fonte inedita di conciliazione e armonia degli opposti. 

Affiorava una Sapienza delle cose sconosciuta al mondo dell’impero e altre credenze.

Lo Spirito del Risorto consentiva di comprendere la fecondità critica della Croce [«il peso»: v.12], così dilatava le soluzioni e gli orientamenti della vita convenzionale competitiva.

Ovvio che si registrassero cadute, per naturali condizioni di precarietà, e per il fatto che non era immediato capire la logica del Crocifisso.

Ma l’Azione dello Spirito della «Verità» [Fedeltà di Dio] illuminava, guidava e stimolava a interpretare più a fondo il Verbo del Signore: non un deposito di affermazioni cristallizzate.

I figli scoprivano che quel Richiamo era vivente, inesauribile nei suoi significati e nella possibilità d’intendere le cose.

 

Verità sull’Eterno e sull’umanità, gravida d’implicazioni esistenziali.

I rinati dall’acqua e dallo Spirito iniziavano a percepirla come forza di eventi, potenza reale e travolgente.

La sua intelligenza si arricchiva nella storia, attraverso vicende di assemblea, esperienze, dialoghi, riflessioni.

Lo Spirito del Cristo piagato e Vivo interiorizzava quell’Appello che rinnovava donne e uomini, e i loro rapporti.

Persone che neppure avevano stima di sé venivano rimesse in piedi. Il profittatore diventava giusto, il dubbioso più sicuro; l’infelice riprendeva a sperare.

Tutti nell’aiuto reciproco si rendevano conto di poter vivere felicemente.

L’assistenza dello Spirito divino totale e mistico, anche oggi guida nell’accesso e pienezza di sfaccettature della Verità; ed è stimolo a una comprensione innovativa, democratica, poliedrica, personale.

Bando all’insicurezza.

Possiamo essere ancora nella franchezza più acuta, energetica e contemplativa; in una fedeltà di lettura-interpretazione integrale dei Vangeli che rifugge da ogni accomodamento (vv.14-15).

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

For Jesus, faith has a decisive importance for the purposes of salvation. St Paul will develop Christ's teaching when, in conflict with those who wished to base the hope of salvation on observance of the Jewish law, he forcefully affirms that faith in Christ is the only source of salvation: "We hold that a man is justified by faith apart from works of law" (Rom 3:28) [John Paul II]
Ai fini della salvezza, la fede ha per Gesù un'importanza decisiva. San Paolo svilupperà l'insegnamento di Cristo quando, in contrasto con quanti volevano fondare la speranza di salvezza sull'osservanza della legge giudaica, affermerà con forza che la fede in Cristo è la sola fonte di salvezza: "Noi riteniamo, infatti, che l'uomo è giustificato per la fede, indipendentemente dalle opere della legge" (Rm 3,28) [Giovanni Paolo II]
Jesus did not shun contact with that man; on the contrary, impelled by deep participation in his condition, he stretched out his hand and touched the man — overcoming the legal prohibition [Pope Benedict]
Gesù non sfugge al contatto con quell’uomo, anzi, spinto da intima partecipazione alla sua condizione, stende la mano e lo tocca – superando il divieto legale [Papa Benedetto]
In the heart of every man there is the desire for a house [...] My friends, this brings about a question: “How do we build this house?” (Pope Benedict)
Nel cuore di ogni uomo c'è il desiderio di una casa [...] Amici miei, una domanda si impone: "Come costruire questa casa?" (Papa Benedetto)
Every time we open ourselves to God's call, we prepare, like John, the way of the Lord among men (John Paul II)
Tutte le volte che ci apriamo alla chiamata di Dio, prepariamo, come Giovanni, la via del Signore tra gli uomini (Giovanni Paolo II)
Christian beatitude, as a synonym for holiness, is not separated from a component of suffering or at least of difficulty [...] But the kingdom of heaven is for the nonconformists (John Paul II)
La beatitudine cristiana, come sinonimo di santità, non è disgiunta da una componente di sofferenza o almeno di difficoltà […] Ma il regno dei cieli è per gli anticonformisti (Giovanni Paolo II)
Paolo VI stated that the world today is suffering above all from a lack of brotherhood: “Human society is sorely ill. The cause is not so much the depletion of natural resources, nor their monopolistic control by a privileged few; it is rather the weakening of brotherly ties between individuals and nations” (Pope Benedict)
Paolo VI affermava che il mondo soffre oggi soprattutto di una mancanza di fraternità: «Il mondo è malato. Il suo male risiede meno nella dilapidazione delle risorse o nel loro accaparramento da parte di alcuni, che nella mancanza di fraternità tra gli uomini e tra i popoli» (Papa Benedetto)
Our commitment does not consist exclusively of activities or programmes of promotion and assistance; what the Holy Spirit mobilizes is not an unruly activism, but above all an attentiveness that considers the other in a certain sense as one with ourselves (Pope Francis)
Il nostro impegno non consiste esclusivamente in azioni o in programmi di promozione e assistenza; quello che lo Spirito mette in moto non è un eccesso di attivismo, ma prima di tutto un’attenzione rivolta all’altro considerandolo come un’unica cosa con se stesso (Papa Francesco)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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don Giuseppe Nespeca

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