Gen 23, 2026 Scritto da 

Dio in ostaggio, o la diversa visione del pericolo

(Mc 4,35-41)

 

Excita, Domine, potentiam tuam, et veni

Excita, Domine, potentiam tuam, et veni” – con queste e con simili parole la liturgia della Chiesa prega ripetutamente […]

Sono invocazioni formulate probabilmente nel periodo del tramonto dell’Impero Romano. Il disfacimento degli ordinamenti portanti del diritto e degli atteggiamenti morali di fondo, che ad essi davano forza, causavano la rottura degli argini che fino a quel momento avevano protetto la convivenza pacifica tra gli uomini. Un mondo stava tramontando. Frequenti cataclismi naturali aumentavano ancora questa esperienza di insicurezza. Non si vedeva alcuna forza che potesse porre un freno a tale declino. Tanto più insistente era l’invocazione della potenza propria di Dio: che Egli venisse e proteggesse gli uomini da tutte queste minacce.

Excita, Domine, potentiam tuam, et veni”. Anche oggi abbiamo motivi molteplici per associarci a questa preghiera […] Il mondo con tutte le sue nuove speranze e possibilità è, al tempo stesso, angustiato dall’impressione che il consenso morale si stia dissolvendo, un consenso senza il quale le strutture giuridiche e politiche non funzionano; di conseguenza, le forze mobilitate per la difesa di tali strutture sembrano essere destinate all’insuccesso.

Excita – la preghiera ricorda il grido rivolto al Signore, che stava dormendo nella barca dei discepoli sbattuta dalla tempesta e vicina ad affondare. Quando la sua parola potente ebbe placato la tempesta, Egli rimproverò i discepoli per la loro poca fede (cfr Mt 8,26 e par.). Voleva dire: in voi stessi la fede ha dormito. La stessa cosa vuole dire anche a noi. Anche in noi tanto spesso la fede dorme. PreghiamoLo dunque di svegliarci dal sonno di una fede divenuta stanca e di ridare alla fede il potere di spostare i monti – cioè di dare l’ordine giusto alle cose del mondo.

[Papa Benedetto, alla Curia romana 20 dicembre 2010]

 

Tutto il Vangelo di Mc è una risposta articolata alla domanda: ‘chi è Gesù?’ (v.41).

Il senso di marcia imposto da Gesù ai suoi sembra contromano, e infrange sfacciatamente le regole accettate da tutti.

Mentre i discepoli accarezzavano desideri nazionalisti, il Maestro inizia a far capire che Egli non è il Messia volgarmente atteso, restauratore del defunto impero di Davide.

[O dei Cesari, allora in lotta di successione sotto gli occhi della comunità romana di Mc: Galba, Otone, Vitellio, Vespasiano].

Il Regno di Dio è aperto a tutta l'umanità, che in quei tempi di sballottamento - straziata dalla rapida ma sanguinosa guerra civile successiva alle follie di Nerone - cercava sicurezze, accoglienza, punti di riferimento.

Ciascuno poteva trovarvi casa e riparo (Mc 4,32b).

Ma gli apostoli ancora giudaizzanti e i veterani di chiesa sembravano avversi alle proposte di Cristo; rimanevano insensibili a un’idea troppo larga di fraternità.

A paragone dell’insegnamento ricevuto dai padri della tradizione antica, la proposta del giovane Rabbi li spiazzava.

È un problema ancora vivo e gravissimo.

 

L’insegnamento e richiamo imposto agli intimi di Gesù è quello di passare all’altra riva (Mc 4,35; Lc 8,22) ossia di non trattenere per sé.

Le ricchezze del Padre dovevano essere comunicate ai pagani, comunemente considerati impuri e malfamati.

Eppure i suoi non ne volevano sapere di sproporzioni rischiose, che facessero risaltare l’azione imprevedibile del Figlio di Dio.

Erano tarati su consuetudini di religiosità comune e un’ideologia di potere circoscritta.

Quindi per esorcizzare il pericolo della missione - e dover ospitare persone, rielaborare situazioni, accogliere sorprese che li avrebbero agitati [mettendoli in discussione] - tentavano di prendere in ostaggio il Maestro (v.36).

 

Sin dagli esordi, la resistenza all’incarico divino e il dibattito interno lacerante che ne era derivato, scatenò una grande tempesta nelle assemblee dei credenti.

«Ed ecco venne una grande agitazione nel mare, così che la barca veniva coperta dalle onde» (Mt 8,24).

«E viene una grande burrasca di vento e le onde si rovesciavano nella barca, così che la barca già si riempiva» (Mc 4,37).

La bufera riguardava i soli discepoli, unici sgomenti; non Gesù: «ma dormiva» (Mt 8,24).

«A poppa» (Mc 4,38) ossia al timone, alla guida.

E «sul cuscino» (Mc 4,38): si tratta del Risorto - ben vivo sebbene in apparenza assente.

 

Quel che accade “dentro” non è il semplice riflesso di ciò che capita “fuori”! Questo l’errore da correggere.

Tale identificazione blocca e rende cronica la vita, a partire dalla gestione delle situazioni emotivamente rilevanti - che hanno il loro senso.

Esse recano un appello significativo, introducono un diverso occhio e dialogo.

Anche dalla pace della condizione divina che domina il caos, il Signore richiama l’attenzione e rimprovera gli apostoli, accusandoli di non avere «Fede» (v.40).

Qui per Fede s’intende un briciolo di rischio d’amore - come un «granello di senape» (v.31) - da portare all’umanità per rinnovarla.

 

Insomma, siamo confusi, nell’imbarazzo, e infuria il caos degli schemi, non escluso il sano egoismo per il nostro destino?

Andiamo paradossalmente sulla strada giusta dell’Esodo - ma non bisogna farsi prendere dal timore.

In Lui, eccoci intrisi d’una diversa visione del pericolo.

 

Dice il Tao Tê Ching (xxii): «Il santo non da sé vede, perciò è illuminato». Anche nelle strettoie.

Sembra infatti che Gesù voglia espressamente per gli apostoli i momenti scuri del confronto e del dubbio (Mc 4,35; Lc 8,22b).

Ciò vale anche per noi, persino se fossimo responsabili di chiesa; altrimenti non si farà pulizia da convinzioni ripetitive.

Le attese da manuale e l’abitudine ad allestire armonie conformiste bloccano la fioritura di ciò che siamo e speriamo.

Soprattutto quel che è seccante o addirittura “contro” ha qualcosa di decisivo da dirci.

 

Anche nella barchetta delle chiese (Mc 4,36) il disagio deve esprimersi:

«Ed Egli era a poppa, sul cuscino, addormentato. E lo svegliano e gli dicono: Maestro non t’importa che siamo perduti?» (v.38).

«E avvicinatisi lo svegliarono dicendo: Signore, salva, siamo perduti!» (Mt 8,25).

Tutto ciò è per far rinascere l’essenza di ciascuno e della stessa comunità.

Per introdurre il cambiamento nascosto o represso, e attivarlo nel modo più efficace.

In ogni situazione, è bene attivarsi dal contatto con le energie sottaciute o primordiali.

Più degli opposti attriti e degli eventi esterni in conflitto, l’ansia,  l’impressione e l’angoscia vengono infatti dal timore stesso di affrontare le normali o decisive questioni dell’esistenza.

Ciò per sfiducia: sentendosi in pericolo forse solo perché ci cogliamo intimamente poco cresciuti, incapaci di altro colloquio, di avere fegato per scoprire e rielaborare, convertirci, o rimodulare.

 

La fatica di mettersi in discussione e la sofferenza che l’avventura della Fede riservano, sfumeranno anche tra i fastidi del mare mosso - che appunto non vuole farci tornare “quelli di prima”.

Basta sganciarsi dall’idea di stabilità, anche religiosa, e ascoltare la vita così com’è, abbracciandola.

Riconoscendola propria perfino nella sua folla di urti, amarezze, speranze di armonia infrante, dispiaceri…

Intrattenendosi con questa fiumana di nuove emergenze, e incontrando la propria natura profonda.

Il miglior vaccino contro gli affanni dell’avventura insieme a Cristo sulle onde mutevoli dell’inatteso, sarà proprio non evitare a monte le preoccupazioni - anzi, andare loro incontro e accoglierle; riconoscersi, lasciarle fare.

 

Anche nel tempo della crisi globale, le apprensioni che sembra vogliano devastarci, vengono a noi come energie preparatorie di altre gioie che desiderano irrompere.

Gli sconvolgimenti stanno disponendo nuove sintonie cosmiche; per lo stupore a partire da noi stessi. Come guida presente, e appello dell’aldilà.

La nostra barchetta è in una stabilità invertita, capovolta, non pareggiabile - incerta, sconveniente - eppure energica, pungente, capace di reinventarsi.

Sarà perfino eccessiva, ma dai dissesti. E osservando negli altri i propri lati oscuri.

Per una proposta di Tenerezza senza un piano, non corrispondente; che non è zona relax.

Amore che fa rima con ansia terribile, la quale però ci pone a contatto immediato con i nostri strati profondi - e le periferie!

 

 

Per interiorizzare e vivere il messaggio:

 

In quali occasioni hai trovato facile ciò che prima sembrava impossibile?

Infastidisci mai il senso di marcia?

La tua vita è uguale oppure diversa - capace di rivolgersi e ospitare lontani o novità?

 

 

Qualche altra provvidenza, che tu ignori

 

«È bene non cadere, oppure cadere e risollevarsi. E se accade di cadere, è bene non disperare e non rendersi estranei all’amore che il Sovrano ha per l’uomo. Se lo vuole può infatti fare misericordia alla nostra debolezza. Soltanto non allontaniamoci da lui, non sentiamoci angustiati se siamo forzati dai comandamenti e non avviliamoci se non arriviamo a niente […]

Non dobbiamo né aver fretta né ripiegarci, ma sempre ricominciare di nuovo […]

Aspettalo, ed egli ti farà misericordia, sia con la conversione sia con delle prove, sia con qualche altra provvidenza che tu ignori».

[Pietro Damasceno, libro secondo, ottavo discorso, in La Filocalia, Torino 1982, I,94]

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

Here we can experience first hand that God is life and gives life, yet takes on the tragedy of death (Pope Francis)
Qui tocchiamo con mano che Dio è vita e dona vita, ma si fa carico del dramma della morte (Papa Francesco)
The people thought that Jesus was a prophet. This was not wrong, but it does not suffice; it is inadequate. In fact, it was a matter of delving deep, of recognizing the uniqueness of the person of Jesus of Nazareth and his newness. This is how it still is today: many people draw near to Jesus, as it were, from the outside (Pope Benedict)
La gente pensa che Gesù sia un profeta. Questo non è falso, ma non basta; è inadeguato. Si tratta, in effetti, di andare in profondità, di riconoscere la singolarità della persona di Gesù di Nazaret, la sua novità. Anche oggi è così: molti accostano Gesù, per così dire, dall’esterno (Papa Benedetto)
Because of this unique understanding, Jesus can present himself as the One who revealsr the Father with a knowledge that is the fruit of an intimate and mysterious reciprocity (John Paul II)
In forza di questa singolare intesa, Gesù può presentarsi come il rivelatore del Padre, con una conoscenza che è frutto di un'intima e misteriosa reciprocità (Giovanni Paolo II)
Yes, all the "miracles, wonders and signs" of Christ are in function of the revelation of him as Messiah, of him as the Son of God: of him who alone has the power to free man from sin and death. Of him who is truly the Savior of the world (John Paul II)
Sì, tutti i “miracoli, prodigi e segni” di Cristo sono in funzione della rivelazione di lui come Messia, di lui come Figlio di Dio: di lui che, solo, ha il potere di liberare l’uomo dal peccato e dalla morte. Di lui che veramente è il Salvatore del mondo (Giovanni Paolo II)
It is known that faith is man's response to the word of divine revelation. The miracle takes place in organic connection with this revealing word of God. It is a "sign" of his presence and of his work, a particularly intense sign (John Paul II)
È noto che la fede è una risposta dell’uomo alla parola della rivelazione divina. Il miracolo avviene in legame organico con questa parola di Dio rivelante. È un “segno” della sua presenza e del suo operare, un segno, si può dire, particolarmente intenso (Giovanni Paolo II)
In the rite of Baptism, the presentation of the candle lit from the large Paschal candle, a symbol of the Risen Christ, is a sign that helps us to understand what happens in the Sacrament. When our lives are enlightened by the mystery of Christ, we experience the joy of being liberated from all that threatens the full realization (Pope Benedict)
Nel rito del Battesimo, la consegna della candela, accesa al grande cero pasquale simbolo di Cristo Risorto, è un segno che aiuta a cogliere ciò che avviene nel Sacramento. Quando la nostra vita si lascia illuminare dal mistero di Cristo, sperimenta la gioia di essere liberata da tutto ciò che ne minaccia la piena realizzazione (Papa Benedetto)
Doing a good deed almost instinctively gives rise to the desire to be esteemed and admired for the good action, in other words to gain a reward. And on the one hand this closes us in on ourselves and on the other, it brings us out of ourselves because we live oriented to what others think of us or admire in us (Pope Benedict)
Quando si compie qualcosa di buono, quasi istintivamente nasce il desiderio di essere stimati e ammirati per la buona azione, di avere cioè una soddisfazione. E questo, da una parte rinchiude in se stessi, dall’altra porta fuori da se stessi, perché si vive proiettati verso quello che gli altri pensano di noi e ammirano in noi (Papa Benedetto)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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