Lug 19, 2026 Scritto da 

Tesoro e Perla, rituali e Rete (Bello e marcio)

(Mt 13,44-52)

 

Tesoro e Perla - forme dell’interiorità

 

(o peso anonimo, fatica, e privazione, di rituali collettivi)

(Mt 13,44-46)

 

Gesù non vuole renderci poveri poveri, bensì Alleati - non perché intende arricchirci di “beni superiori” in modo generico.

L’Incontro e la sua Azione non solo liberano dall’attaccamento alle cose (come un tempo si diceva, quale caposaldo del discernimento negativo).

La sua Presenza ci completa e realizza per Nome, a pieno titolo.

Vuole ch’emancipiamo rapidamente e radicalmente: nella capacità di acquisto e pienezza, non di svuotamento e spersonalizzazione.

La scelta o “rinuncia” che chiede, non riguarda opzioni piccine.

Egli non fa sporgere ciò che non vale. Per questo non ci sminuisce.

La religione antica enfatizzava le maniere e i rituali collettivi, così paradossalmente accentuava l’attenzione proprio sul transitorio per tutti - quel che proprio non meritava di essere sopravvalutato.

Il Signore sa che esiste un “più e meglio” degli atti spiccioli di mortificazione, e delle scelte anonime comuni.

Infatti non parla di sacrifici per il Regno, ma di Gioia, di pienezza di essere.

Come recita il Messaggio per la XXVII Giornata Mondiale della Gioventù, tutta l’esperienza di Fede è per la Gioia - misura e Fonte del cuore: Felicità persino nella Conversione e nelle prove (nn.5-6).

Insomma, la condizione divina Viene, si offre gratis: non è un premio per meriti sommari precedenti.

Però mette in gioco tutto, affinché sfociamo in una ricerca completa - non dei pesi, di fatiche, e privazioni. Tantomeno d’approvazioni.

 

È la Parola totale il vero affare.

Un Tesoro nascosto che prima si deve di nuovo nascondere (v.44)!

Ci rendiamo conto che abbiamo visto solo in parte; c’è ancora molto più da scoprire.

Non è cosa verificabile immediatamente e completamente.

Attenzione: si deve di nuovo nascondere! I codici della guarigione non assumono posture da configurazioni esterne.

Qui è tutta la partita, perché tale Splendore non appartiene ai rituali del folklore, o ai doveri di contorno, che ci renderebbero prigionieri.

Appunto, la molla per uscire dal cliché, dal protocollo, dai modi di branco conforme, diventa opportunità per scoprire qualcosa di nuovo.

Il Regno autentico non sarà invadente: non pretende l’adesione - pena esclusioni. Consegna altri messaggi, trasmutativi da dentro.

Lo si coglie nella nostra radice, perché corrisponde al progetto di vita completa che ci abita e misteriosamente intuiamo nostro.

Capiamo: fa trasferire lo sguardo, fa star bene. Fa scoprire altri mondi,  e il nostro stesso nucleo; al di là dei problemi che attanagliano.

Fuori dall’ingranaggio dei pensieri e del “così fan tutti” - il territorio della  mente può produrre percezioni diverse, eccentriche; non tanto idee, piuttosto immagini, forse apparentemente assurde.

Ma attinge a esperienze importanti di altre energie, cosmiche e acutamente personali; quindi di sé, degli altri, delle opinioni fuori dal comune, e di Dio.

Profili poliedrici e convergenti, misteriosamente alleati: che non ci costringono a vivere da estranei a noi stessi, eppure tracciano un altro futuro.

Qui si opera l’inspiegabile.

L’insicuro diventa deciso, il perdente si tramuta per grazia in sapiente - persino cogliendo a fondo i disagi (non sono intoppi da eliminare).

Capiamo che accogliere il Logos sorgivo e corrispondere alla propria Vocazione personale non sarà terrificante, ma rigenerante.

 

Chi sposterà i suoi pensieri, punterà tutto, e farà venir fuori la propria essenza.

Sarà una Persona raggiungibile, non manipolabile.

L’Amicizia poliedrica col proprio Sé eminente e profondo, supererà ogni valore posticcio.

Nello Spirito e nella vita reale - anche prima valutata inferiore - ciascuno scoprirà il Magnifico che altri nemmeno lontanamente immaginano possa intimamente eccellere.

Anche la Comunione - convivialità delle differenze - impareremo dall’interno.

 

In antico le Perle erano le cose più pregiate e splendide: insomma, l’uomo è alla Ricerca del Bello come senso della vita e della propria personalità.

Ma Chi è l’uomo Bello, davvero affascinante e che vive in modo completo, non epidermico?

Matteo prima di lasciarsi fare apostolo supponeva che suo inestimabile Diamante fosse l’accaparrare. E deve ricredersi.

Saulo immaginava che la Gemma sconfinata - l’autenticità dell’uomo - fosse l’inappuntabilità del devoto e praticante. L’inflessibilità di colui che osservava tutte le tradizioni (anche orali) del popolo, e apparteneva al gruppo più coerente e severo del fariseismo.

D’improvviso entrambi percepiscono la differenza fra l’Amore di chi incontra Cristo sul serio e la spazzatura e il brutto delle puerili credenze - che li facevano sentire sempre sbagliati.

Questi “credo” imparaticci esterni alla donna e all’uomo producevano infatti persone poi inavvicinabili, doppie, inaffidabili, sleali; scroccone, pericolose, astute, violente, sempre pronte all’imbroglio.

 

Il Dono gratuito di Dio sollecita la Ricerca della Perla preziosa: ciò che è delizioso, fraterno, donativo, amabile e da non perdere.

È la vita di credenti trasformati in uomini di Fede che imparano la necessità della trasformazione, per la vita.

Adulti dotati di spirito d’infanzia: che non sentono più incombere sentenze altrui su di sé, secondo aspettative assurde, e pure nella comune selezione tra “dentro” e “fuori”.

Ciò, magari solo per la discrepanza fra mitologia dei “modelli” devoti straordinari proposti in alcuni ambienti di élite, e il proprio vissuto (inculcato come insufficiente).

I testimoni critici scelgono allora di non lasciarsi più turbare da impegni provvisori e di circostanza normalmente propagandati - né da ogni forma di spiritualità vuota.

In tal guisa, non ci sgrideranno più gli obblighi del ruolo, le date, gli orari fissi o altrui… i quali non si accorgono delle speranze della Persona.

E l’anima non verrà più ridotta a un’asservita dipendente che deve continuamente fare comparazione, e imporsi rapporti fatui, forzati, insidiosi (per paura di restare isolata).

 

La preziosità del Vangelo, l’Unicità pregevole della Fede in Cristo, il suo Regno autentico, sono il vero Capitale che rende felici.

L’imprevisto più bello della Chiesa genuina: che nulla ha da spartire con la fiction delle identificazioni - disattenta all’umanizzazione - né con l’appariscenza inculcata delle molte cose esterne.

Il popolo dei figli generati a vita nuova troverà ricchezza già nell’essere delle cose, nei solchi della storia; dall’anima, e nelle prove.

 

Dal nascondimento, dal silenzio paziente, dalla realtà improvvisa, nascono intese, empatie, corrispondenze spontanee.

Voci che possono venire a trovarci, per cambiarci la vita e renderla imprevedibile.

Gli Incontri eccezionali dicono all’anima: non siamo soltanto i disagi che ci affliggono.

Ma quegli eventi, bisogna saperli attendere.

 

 

La Rete, il Bello, e il marcio

(Mt 13,47-53)

 

«Tesoro» è il Vangelo, la Parola di Dio: un vero affare (v.44). «Perla» d’uomo è Gesù (vv.45-46).

«Regno» è il dono dell’assemblea viva - popolo senza meriti, dall’esito inatteso; sbocco dell’impegno per la ricerca del meglio.

La parabola della Rete sottolinea il Risultato del Regno di Dio, ossia il frutto educativo-operativo della comunità, ambito in cui Dio ‘regna’.

La Chiesa sognata dal Cristo è come una Rete che ci tira su alla luce, al respiro, all’esistere in pienezza.

Convivialità delle differenze che fa rinascere ciascuno e tutti, senza però trattenere il marcio e putrefatto [«guasto»: v.48 testo greco], ossia quello che non ha vita, né più la offre.

Non si tratta d’un banale giudizio moralistico o forense, fra buono e cattivo!

È la distinzione tra ciò che resta pieno e «bello» (in senso orientale) e ciò che - putrido - corrompe e degrada, lasciando fradiciume irreparabile.

Insomma: è nelle realtà fraterne che Dio ha un piede sulla terra.

 

Nella Comunione il Signore si fa Nido e Presenza reale. Alleato che anche nei momenti difficili ci lascia contattare energie rigenerative.

Amicizia e Sé eminente, Approdo e Istinto vocazionale che sebbene nascosto riempie il cammino, trasformandolo in Relazione; anche nei momenti fugaci e sommari.

Eccolo Vivente in noi, mentre fa sgorgare Gioia di vivere, perché colma la mentalità d’ognuno, e permette il dialogo e lo scambio dei doni che fanno trasalire di gioia.

In tal guisa, siamo noi l’intervento divino nell’esistenza ordinaria della gente, quando corrispondiamo e collaboriamo alla Sua azione creatrice-promotrice di essere abbondante e totale.

Nessuna esclusione o condanna: solo allegria, nel senso di pienezza d’onda vitale.

 

Su ogni figlio il Padre torna con cura. La sua opera non scarta a priori il “pezzo” malriuscito, ma solo ciò che non serve per la vita completa.

Ora il mondo è frammisto, e non ci si deve estraniare dal nostro tempo, eppure ciò non toglie che è bene si badi a quant’è eternamente umano.

Accogliamo le cose del nostro mondo, ma cerchiamo di andare oltre il contingente - per l’intensità, per l’amore: tutto il bello che c’è.

I credenti sono i responsabili della trasmissione della Fede (v.52). In tal guisa, essi fanno capire la saggezza del Regno, la differenza fra usanze e Chiamata personale.

Gli intimi del Signore invitano tutti a pazientare, affinché ciascuno possa avere il tempo della crescita, e le scelte siano ‘utili’. E belle (v.48).

Tutto quello che già abbiamo assimilato per educazione famigliare acquista così una dimensione amabile, profonda, intima, coinvolgente, creativa.

E insieme una finalità più ampia, però illuminata dal di dentro.

 

Ed ecco la Gioia di scoprire i Tesori nascosti.

 

 

Per interiorizzare e vivere il messaggio:

 

L’esperienza di comunità ti è entrata dentro e ha arricchito l’idea di Dio?

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

For Jesus we are not a "mass", a "multitude"! We are individual "persons" with an eternal value, both as creatures and as re-deemed persons! He knows us! He knows me, and loves me and gave himself for me! (Gal 2:20) [John Paul II]
Non siamo “massa”, “moltitudine”, per Gesù! Siamo “persone” singole con un valore eterno, sia come creature sia come persone redente! lui ci conosce! lui mi conosce, e mi ama e ha dato se stesso per me! (Gal 2,20) [Giovanni Paolo II]
The grain of wheat that "falls to the ground and dies" becomes the promise of bread (Pope John Paul II)
Il chicco di grano che “cade in terra e muore” diventa la promessa del pane (Papa Giovanni Paolo II)
The power of faith can move mountains (cf. Mt 17:20): the Lord can illuminate even the deepest darkness [Pope Benedict]
La forza della fede può spostare le montagne (cfr Mt 17,20): il Signore può illuminare anche la tenebra più profonda [Papa Benedetto]
By willingly accepting death, Jesus carries the cross of all human beings and becomes a source of salvation for the whole of humanity. St Cyril of Jerusalem commented: “The glory of the Cross led those who were blind through ignorance into light, loosed all who were held fast by sin and brought redemption to the whole world of mankind” (Catechesis Illuminandorum XIII, 1: de Christo crucifixo et sepulto: PG 33, 772 B) [Pope Benedict]
Accettando volontariamente la morte, Gesù porta la croce di tutti gli uomini e diventa fonte di salvezza per tutta l’umanità. San Cirillo di Gerusalemme commenta: «La croce vittoriosa ha illuminato chi era accecato dall’ignoranza, ha liberato chi era prigioniero del peccato, ha portato la redenzione all’intera umanità» (Catechesis Illuminandorum XIII,1: de Christo crucifixo et sepulto: PG 33, 772 B) [Papa Benedetto]
In the New Testament, it is Christ who constitutes the full manifestation of God's light [Pope Benedict]
Nel Nuovo Testamento è Cristo a costituire la piena manifestazione della luce di Dio [Papa Benedetto]
Faith opens us to knowing and welcoming the real identity of Jesus, his newness and oneness, his word, as a source of life, in order to live a personal relationship with him. Knowledge of the faith grows, it grows with the desire to find the way and in the end it is a gift of God who does not reveal himself to us as an abstract thing without a face or a name, because faith responds to a Person who wants to enter into a relationship of deep love with us and to involve our whole life (Pope Benedict)
La fede ci apre a conoscere e ad accogliere la reale identità di Gesù, la sua novità e unicità, la sua Parola, come fonte di vita, per vivere una relazione personale con Lui. Il conoscere della fede cresce, cresce con il desiderio di trovare la strada, ed è finalmente un dono di Dio, che si rivela a noi non come una cosa astratta senza volto e senza nome, ma la fede risponde a una Persona, che vuole entrare in un rapporto di amore profondo con noi e coinvolgere tutta la nostra vita (Papa Benedetto)
Jesus Christ clearly indicates that even acts of devotion and penance (such as fasting, almsgiving, prayer), which by their religious purpose are primarily 'interior', can succumb to current 'externalism', and can therefore be falsified [John Paul II]
Gesù Cristo indica chiaramente che anche gli atti di devozione e di penitenza (come digiuno, elemosina, preghiera) che per la loro finalità religiosa sono principalmente “interiori”, possono cedere all’“esteriorismo” corrente, e quindi possono essere falsificati [Giovanni Paolo II]

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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