Mistica del Paraclito: mai più orfani
(Gv 14,15-21)
In termini biblici, Spirito [Ruah] non designa un’entità ineffabile, bensì reale: esso è un alito potente, in grado di buttare all’aria tutto ciò che vuol permanere fisso e installato.
Dio è Spirito non in quanto invisibile e irraggiungibile, ma perché nella sua azione si esprime una forza travolgente, incontenibile, impetuosa.
Lo Spirito irrompe e dà la spinta per mettere in movimento: scaturigine di vita, strumento dell’opera divina nella storia.
La Legge può anche indicare la direzione giusta, ma non fa comprendere l’assurdo dell’amore e la sua incredibile fecondità, né ci trasmette l’energia che porta a destinazione.
Gesù sostituisce i Suoi comandamenti [la sua stessa Persona, i suoi valori e Beatitudini] a quelli della consuetudine esterna.
Le differenti espressioni dell’amore sono infinitamente più importanti di un codice di norme o dei modi di fare.
Per questo motivo, Gesù non è un modello, bensì Motivo e Motore. Non ha insegnato solo una strada: ancora ci comunica la sua spinta per centrare l’obbiettivo della vita.
Il suo Spirito donato è chiamato Paraclito [«chiamato accanto», con termine mediato dal linguaggio forense]: una sorta di avvocato che in tribunale si affiancava all’imputato, per scagionarlo (in perfetto silenzio).
È lo Spirito del Cristo che riduce all’impotenza il male e rende vane le accuse contro.
Di fronte alle difficoltà possiamo procedere senza lasciarci cadere le braccia.
Lo Spirito del Signore è anche a servizio della «Verità» teologica: la Fedeltà dell’Amore divino.
In breve: mentre la Chiesa porge risposte nuove a domande nuove, è lo Spirito della Verità a garantire che il Vangelo non venga corrotto, anzi introduca i discepoli nella pienezza della vita e nell’inattesa ricchezza e radicalità del suo stesso Richiamo.
In tal guisa, alcune mode attorno possono chiuderci il cuore agli impulsi dello Spirito della Verità. Ci disperdono.
Esse corrompono e soppiantano la purezza della Sorgente, e a cascata, l’innata fragranza delle nostre essenze particolari.
Invece il Paraclito [in noi] difende l’integrità di ogni persona dalle inimicizie esteriori e anche dalle potenze interiori che fanno il male.
Sono ad es: timori a corrispondere alla Chiamata autentica; smanie di avere, potere e apparire, che trascinano lontano dalla vita.
Invece desideriamo ardentemente assumere un volto divino. Per questo lo Spirito approva perfino i tentativi d’arricchire: sì, insieme.
Insomma, spesso bisogna deporre l’io, e affidarsi al Mistero.
Dio ha un Volto umanizzante, quindi lo Spirito è il ‘difensore’ che permette addirittura di sbagliare.
Egli spegne il panico degli inizi inattesi. Fa intuire la magia che ci protegge.
Aiuta a sorvolare l’agguato del perfezionismo, il quale rischia sempre di colpire persino gli esordi delle nostre intraprese vocazionali.
Allentando i controlli, i giudizi, le smanie di progetto, il dirigismo e volontarismo, lasciamo che sia il Dono a farsi Deposito; il fatto reale a suggerire il percorso, e prendere la guida delle esperienze.
Cedendo, passo dopo passo impariamo a lasciarci inondare: sarà quel che invade a farci rifiorire. Attraverso processi che elaborano l’impensabile.
Vivendo con meno interventismo le emozioni, lavoreremo con passione.
Opereremo esprimendoci nel nostro carattere profondo, e non come altri si attendono; forse faremo le cose in modo del tutto contrario alle aspettative e propositi.
Ma rompendo la monotonia consentiremo la convivenza tra opposte polarità, e il Cuore sarà sempre più amico del nostro destino.
È il nostro sogno: partecipare di questo Vento dagli effetti imprevedibili.
[6.a Domenica di Pasqua (anno A), 10 maggio 2026]







